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SENZA PROTEZIONE

di RANX (24/05/2009 - 11:51) |




"Gli operai che sentivano di avere una doppia protezione dal sistema politico e dal sindacato, e che in cambio indirizzavano il voto verso sinistra, adesso si sentono soli. E seguono la loro pancia, il vento. Subiscono al pari di tutti, l'offensiva conservatrice che è in atto in tutto l'Occidente. Votano secondo l'utilità presunta che va rispettata. Senza più fiducia nel sindacato e nel partito, nella desertificazione della democrazia, scelgono come interlocutori chi governa, l'unico che a loro pare conta qualcosa". Lo afferma Fausto Bertinotti in un'intervista su Panorama in edicola da venerdì 22 maggio, nella quale l'ex leader di Rifondazione fornisce la sua interpretazione al dato di un recente sondaggio che indica fra gli operai una propensione di voto a favore del Pdl quasi doppia rispetto a quella a favore del Pd.

Tra gli altri motivi che ora spingono a destra il voto operaio, Bertinotti indica i governi Prodi e la televisione: "Non c'è dubbio: i governi Prodi sono stati fallimentari. La sinistra, non solo in Italia, si era proposta come più capace della destra di sanare i guasti della globalizzazione. Questa promessa è stata tradita: non c'è stata redistribuzione della ricchezza, né delle posizioni sociali".

E quanto alla tv, osserva Bertinotti: "Mentre la tv commerciale imponeva anche in Rai modelli come 'Il grande fratello' e i concorsi con premi in denaro dove il messaggio è "la mia vittoria coincide con la tua sconfitta", ossia quanto di più devastante possa esistere per l'idea solidarista, i dirigenti della sinistra pensavano sopratutto a cronometrare i tempi concessi a loro nei vari telegiornali per confrontarli con quelli degli altri. Convinti che la vera questione fosse questa".

RED-Aprile on Line

BOCCHE CUCITE_Thomas Kram non risponde al magistrato. L’inchiesta sulla strage di Bologna verso l’archiviazione

di RANX (26/04/2009 - 11:14) |

Carlos lo sciacallo, per la prima volta davanti a un magistrato italiano, detta la risposta in lingua francese: «La strage del 2 agosto, a Bologna, non è opera dei fascisti». Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, così come Luigi Ciavardini, i neofascisti condannati per la bomba alla stazione coi suoi 85 morti e i duecento feriti, non avrebbero nulla a che fare con la terribile esplosione al tritolo che nell'estate del 1980 sbriciolò la sala d'aspetto di seconda classe e investì il treno Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario. Ascoltato per rogatoria dal pubblico ministero bolognese Enrico Cieri, entrato alle nove di venerdì col funzionario della Digos Marotta nell'austero Palazzo di Giustizia parigino che guarda in faccia le punte della cattedrale di Notre Dame e taglia in due la Senna, il terrorista internazionale di origini venezuelane non batte ciglio e ripete: «A mettere la bomba a Bologna non sono stati né i rivoluzionari né i fascisti...».

Allora chi è stato, insiste il magistrato aggiustandosi gli occhiali sul naso. Ma Carlos, in camicia rossa, ben sistemato nei suoi sessant'anni in arrivo il prossimo 12 ottobre, va per i fatti suoi: «Io voglio parlare davanti a una commissione ministeriale, non a un magistrato... comunque quella è roba della Cia, i servizi segreti italiani e tedeschi lo sanno bene. Il guaio è che l'Italia è una semicolonia degli Stati Uniti, ragion per cui nel vostro Paese non si possono risolvere i tanti misteri... L'Italia dal 1943 è metà pizzeria e metà bordello degli americani, per questo non si risolve nulla... e lo stesso vale per la Germania, semicolonia americana dal 1945».

Carlos, il cui vero nome è Ilich Ramirez Sanchez, detenuto nel carcere francese di Poissy e famoso per l'assalto al quartier generale dell'Opec nel 1975, spiega anche perché «non possono essere stati i neofascisti» a mettere la bomba alla stazione di Bologna. «In quegli anni — detta — il traffico di armi ed esplosivi attraverso l'Italia era cosa soltanto nostra. Col beneplacito dei servizi italiani, coi quali noi rivoluzionari trattavamo personalmente, i compagni potevano attraversare l'Italia, così come la Grecia, con tutte le armi in arrivo da Saddam Hussein. Per questo posso certamente dire che in quei giorni mai ci sarebbe potuto sfuggire un carico di T4 grande come quello fatto esplodere a Bologna. Non sarebbe sfuggito a noi e di certo non lo potevano avere in mano i neofascisti italiani. Quel tritolo viene dai militari... Tra i rivoluzionari palestinesi e l'Ori (l'Organizzazione dei rivoluzionari internazionali, quella di Carlos, ndr) — puntualizza il terrorista — i patti con i servizi segreti italiani erano chiari: in Italia traffico di armi sì, attentati no... E noi abbiamo mantenuto la parola». Quindi Carlos demolisce anche la tesi di Cossiga, quella dello scoppio accidentale dell'esplosivo in transito: «Conosco bene quel tritolo, non suda, non si muove... per farlo saltare serve per forza l'innesco».

A fianco di Carlos, portato in tutta sicurezza al primo piano del tribunale circondato dalla Gendarmeria, ci sono gli avvocati Sandro Clementi e Isabelle Coutant. Con loro l'interprete Sophie Blanco. Davanti al terrorista, a far domande, stanno seduti il giudice istruttore Yves Jannier (che ha sostituito Brughier) e il pm Cieri, l'ufficiale di collegamento italiano in Francia, Forcella, e il magistrato italiano di collegamento a Parigi, Camelieri. Prima di iniziare «lo sciacallo» li fissa negli occhi uno per uno, prende carta e penna e chiede a ognuno di loro nome e cognome. Non tutti rispondono. A un tratto il magistrato bolognese tira fuori un album fotografico e chiede a Carlos se conosce Abu Saleh Anzeh, rappresentante in Italia del Fronte popolare per la liberazione della palestina (Fplp). Sorride, «lo sciacallo».

Prima di diventare segretario a Damasco di George Abbash, Anzeh era il suo uomo delegato ai rapporti con i servizi segreti militari. «Del resto noi eravamo organizzati militarmente — spiega Carlos — per questo subito dopo lo scoppio a Bologna ho ricevuto un rapporto scritto. Noi, prima di tutti, volevamo capire cosa fosse accaduto». A inviarlo, dice ancora, è stata Magdalena Cecilia Kop, nel 1980 una semplice militante poi diventata sua moglie, oggi ripudiata perché starebbe collaborando con il Bka, la polizia politica tedesca. «Andate a chiederlo a lei cosa c'era scritto... I servizi sapevano bene che a Bologna quel giorno c'era Thomas Kram e farlo saltare in aria con la stazione sarebbe stato come mettere la firma dei palestinesi sull'eccidio... Così l'Italia si sarebbe staccata dai palestinesi e avvicinata agli israeliani. Ma Kram (già interrogato dal pm Cieri, ndr) si è salvato e l'operazione è fallita. Thomas era braccato passo passo dagli 007... In realtà era diretto a Perugia. Perché non tutti lo sanno, ma il '68 non è nato a Parigi, è nato a Perugia nel 1967».

 

 

STORIA VECCHIA GIA' PUBBLICATA...STESSI DEPISTAGGI... STESSI INTERPRETI..CHE TRISTEZZA....














Il 1° agosto 2007, al termine del suo articolo-intervista su Thomas Kram e la strage di Bologna pubblicato sul Manifesto, Guido Ambrosino aveva rassicurato i suoi lettori: «Kram non ha nulla in contrario a essere ascoltato su Bologna». Invece, purtroppo, l’auspicio del giornalista è andato tristemente deluso. Infatti, come riportato da un dispaccio dell’Ansa dell’11 giugno 2008, l’ex terrorista tedesco presente a Bologna il 2 agosto 1980 al momento della strage, ha fatto scena muta davanti a Paolo Giovagnoli, sostituto procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, titolare del fascicolo contro ignoti aperto a seguito delle scoperte fatte da Gian Paolo Pelizzaro e Lorenzo Matassa, due dei consulenti della Commissione parlamentare Mitrokhin, e rassegnate in una relazione depositata agli atti della stessa commissione il 23 febbraio 2006. Anche tre ex “brothers in arms” di Kram, pure loro appartenenti all’organizzazione Revolutionäre Zellen (RZ), ossia “Cellule Rivoluzionarie”, hanno optato per la stessa scelta. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande inoltrate dalla Procura di Bologna attraverso una commissione rogatoria.

L’unico ad aver risposto alle domande del pubblico ministero italiano - andato espressamente in trasferta a Berlino nell’ambito della commissione rogatoria inoltrata presso le competenti autorità della Repubblica federale di Germania dopo aver appreso che Kram (ai primi di dicembre del 2006) si era costituito dopo 26 anni di irreperibilità, di cui 20 di latitanza e, soprattutto, dopo neanche dieci mesi dal deposito della Relazione scritta da Pelizzaro-Matassa nella quale si metteva a fuoco il ruolo di Kram nel gruppo Carlos e la sua presenza a Bologna il giorno dell’attentato - è stato Rudolph Schindler, alias Jon, del nucleo delle RZ di Berlino, vecchio amico e “collega” di Kram. Schindler si è limitato a raccontare fatti generici e già noti, ossia la divisione delle RZ in due settori: uno interno e attivo nella Germania Ovest e uno internazionale per azioni terroristiche in altri Paesi e in stretti legami con il gruppo Carlos, designato col nome in codice “Separat”: dalla sigla adottata dalla STASI, la polizia politica della Germania dell’Est, per trattare il fascicolo intestato all’organizzazione capeggiata dal venezuelano Ilich Ramirez Sanchez e dal suo vice, il tedesco Johannes Weinrich, alias Steve, anche lui ex dirigente delle RZ. Carlos, sin dai primi anni Settanta, era legato al Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP), di George Habbash e Wadi Haddad (alias Abu Hani) per il quale fu responsabile - fino al dicembre del 1975 - della rete militare clandestina attiva in Europa. Weinrich è uno dei tre appartenenti alle RZ che insieme a Kram si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. A Weinrich, nonostante il suo ruolo di spicco nella rete Separat gli inquirenti e i media sembrano riservare scarsissime attenzioni, l’unica agenzia di stampa che ha riportato la notizia  della sua presenza tra gli interrogati liquida il fatto dicendo che tra le persone che si sono avvalse della facoltà di non rispondere c’è «un uomo di nome Weinrich».

Prima di proseguire è opportuno fare un riepilogo delle tappe più importanti della vicenda:

25 e 26 luglio 2005 - Gian Paolo Pelizzaro, giornalista e consulente della Commissione Mitrokhin, nell’ambito delle attività istruttorie a lui delegate dall’Ufficio di presidenza della stessa Commissione, rinviene presso l’archivio della Digos della Questura di Bologna il fascicolo personale intestato al tedesco Thomas Kram, appartenente all’organizzazione terroristica Cellule Rivoluzionarie, all’interno del quale si trovano ampi riscontri non solo dei suoi legami con Christa-Margot Fröhlich (la terrorista tedesca arrestata il 18 giugno 1982 all’aeroporto di Fiumicino con una valigia contenente esplosivo ad alto potenziale), ma soprattutto le tracce - mai rese note in precedenza - della sua presenza a Bologna (in un albergo del centro città) la notte tra il 1° e il 2 agosto 1980.

 

17 novembre 2005 - Il Corriere della Sera in un articolo a firma Giovanni Bianconi dà la notizia della riapertura delle indagini sulla strage del 2 agosto 1980 a Bologna, a seguito dei nuovi elementi raccolti da Pelizzaro e da un altro consulente della Commissione Mitrokhin, il magistrato Lorenzo Matassa.

 

23 novembre 2005 - Il Corriere della Sera pubblica un’intervista al noto terrorista Carlos, il quale, facendo esplicito riferimento alla notizia pubblicata sei giorni prima dal Corriere, rivela che «un compagno tedesco era uscito pochi istanti prima dalla stazione di Bologna quando c’è stata l’esplosione». Nel 2008, si scoprirà che l’intervista era stata pubblicata con pesanti tagli e manipolazioni del testo, in particolare avuto riguardo ai rapporti tra Abu Anzeh Saleh e i nostri servizi segreti e alle responsabilità della destra eversiva.

 

23 febbraio 2006 - I consulenti della Commissione Mitrokhin Matassa e Pelizzaro depositano al Protocollo della Commissione (prot. 4116) una relazione a firma congiunta intitolata “Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell ‘attentato del 2 agosto 1980″.

 

7 aprile 2006 - Enzo Raisi, deputato di Alleanza nazionale e componente della Commissione Mitrokhin, deposita alla Procura della Repubblica di Bologna il documento predisposto da Pelizzaro e Matassa con allegati gli atti più significativi relativi alla strage del 2 agosto 1980, acquisiti durante i lavori istruttori della Commissione Mitrokhin.

 

11 gennaio 2007 - L’agenzia di stampa Ansa riferisce che Thomas Kram, dopo venti anni di latitanza e 26 di irreperibilità, si è costituito alle autorità tedesche il 4 dicembre 2006. Lo stesso giorno, la Procura di Bologna rende noto che intende promuovere una rogatoria internazionale in Germania per ascoltare il terrorista tedesco come persona informata sui fatti del 2 agosto 1980.

 

1° agosto 2007 - Il Manifesto pubblica una intervista a Thomas Kram a firma Guido Ambrosino e intitolato “L’ultimo depistaggio”. L’articolo fornisce al terrorista tedesco fornisce il suo alibi riguardo alla sua presenza a Bologna il giorno della strage.

 

11 giugno 2008 - L’agenzia Ansa dà la notizia che nel corso dell’espletamento della commissione rogatoria promossa dalla Procura di Bologna nei confronti delle aurorità della Repubblica federale di Germania Thomas Kram e altri tre appartenenti alle Cellule Rivoluzionarie si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Dunque, scena muta davanti al magistrato italiano. Eppure l’anno scorso il berlinese Thomas Kram era stato alquanto loquace e prodigo di particolari nelle sue dichiarazioni al giornalista del manifesto: «A Milano mi aveva invitato un’austriaca, che lì insegnava tedesco. Avrei pernottato da lei e il giorno dopo avrei proseguito per Firenze». E ancora: «Arrivato a Chiasso il primo agosto “alle ore 12,08 legali”, secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno. Dovevano avere avuto una segnalazione dalla Germania [sin dal novembre 1979, quando soggiornava a Perugia, Kram era infatti sorvegliato in Italia su richiesta del Bundeskriminalamt, l'antiterrorismo della polizia criminale tedesca, che lo riteneva un militante di spicco delle RZ. In un rapporto del BKA sulle RZ, datato 18 luglio 2000 si legge: «Kram è da tempo sospettato di appartenere alle RZ. Secondo Mousli [si tratta di Tarek Mousli, nato il 19 marzo del 1959 a Beirut da padre saudita e madre tedesca, militante di spicco delle RZ poi dissociatosi dalla lotta armata e divenuto uno dei principali collaboratori di giustizia nelle istruttorie a carico del gruppo dirigente delle "Cellule Rivoluzionarie", nda], dovrebbe essere considerato uno dei capi delle RZ. Dovrebbe aver fatto parte della “frazione internazionale delle RZ” ed è stato impiegato in occasione degli incontri del gruppo Carlos per lo scambio di informazioni e materiale». Il rapporto del BKA sottolineava poi che in quel momento non si sapeva dove si trovasse Kram, ricercato dalle autorità tedesche e formalmente latitante dal 1986.

Proseguiva Kram: «Mi trattennero per ore. Mi sequestrarono una lettera dell’amica, che spiega il motivo del viaggio. L’appuntamento con lei a Milano saltò. Non riuscii a rintracciarla. Ripresi il treno per Firenze, ma sarei arrivato troppo tardi per trovare un albergo. Decisi di fermarmi a Bologna». All’albergo Centrale, in via della Zecca 2, è registrato in effetti il suo arrivo, dopo la mezzanotte del 1° agosto 1980.

E su una cartina stradale di Bologna, Kram ricostruisce con il giornalista del manifesto, il percorso (a suo dire) compiuto la mattina successiva, ovvero quella di sabato 2 agosto 1980: «Mi svegliai tardi, feci colazione in qualche caffè vicino piazza Maggiore. Poi mi incamminai verso la stazione su una grande strada, forse via dell’Indipendenza. Le sirene tranciavano l’aria. Da lontano vidi sul piazzale della stazione il lampeggiare di ambulanze e mezzi dei pompieri. Si capiva che era successo qualcosa di grave. Non mi avvicinai. Dopo l’esperienza del giorno prima a Chiasso non volevo incappare in nuovi controlli di polizia. Un taxi mi portò alla stazione delle autocorriere. A Firenze arrivai in pullman. Rimasi forse quattro, cinque giorni. Poi tornai in Germania».

È bene segnalare che comunque negli hotel di Firenze, non v’è nessuna traccia che attesti la presenza di Kram in quei giorni d’agosto.

A questo punto va ricordato che sia l’intero “alibi” di Kram, sia gli orari che lui stesso trae dal “Documento conclusivo” di minoranza (del 23 marzo 2006) della Commissione Mitrokhin (sui lavori della quale Kram, nell’oblio per oltre 26 anni di cui venti di latitanza, pare essere informatissimo) sono, come da noi dimostrato in alcuni articoli dello scorso anno (1 2), documentalmente falsi e, di fatto, depistanti. Con l’aiuto di una foto area di Bologna si può agevolmente vedere il percorso che Kram dichiara di aver fatto quella mattina:

Il punto 1 è piazza Maggiore, riferimento iniziale dato da Kram per descrivere il suo percorso verso la stazione ferroviaria. In effetti il suo albergo, l’Hotel Centrale (punto 2) è in via della Zecca vicinissimo alla piazza. Via dell’Indipendenza è la strada che partendo dall’angolo in alto a sinistra (guardando la foto) di piazza Maggiore, arriva quasi davanti alla stazione ferroviaria, ma soprattutto arriva a pochi metri dalla stazione delle autocorriere.

Come si comprende chiaramente, Kram per vedere «da lontano» i mezzi di soccorso sul piazzale antistante la stazione, doveva essere per forza in fondo a via dell’Indipendenza, ovvero di fronte alla stazione delle autocorriere e cioè proprio laddove si sarebbe, a suo dire, fatto accompagnare in taxi! Un’affermazione insostenibile. Un elemento, questo, di pura falsità che ben dimostra, però, la complessa montatura alla base delle sue affermazioni rilasciate a Guido Ambrosino del manifesto. Impensabile anche perché i taxi più vicini erano quelli del parcheggio davanti alla stazione ed erano coperti dalle macerie e dai detriti, dopo il crollo della sala d’aspetto. Anche due tassisti figurano tra le 85 vittime della strage. Quel sabato mattina, dopo l’esplosione, persino gli autobus scaricarono i passeggeri per prestare soccorso e trasportare i feriti e i morti. I taxi, a Bologna, quel giorno non prestarono normale servizio. Soprattutto a ridosso della stazione e soprattutto per percorsi di pochi metri.

Dall’immagine aerea si nota inoltre che nessuna delle strade che dal centro della città porta verso la stazione permette una visuale “da lontano” del piazzale che di fatto costituisce una rientranza di viale Pietramellara. Dunque, per vedere i mezzi di soccorso, Kram avrebbe dovuto trovarsi praticamente davanti alla stazione delle corriere proprio dove dice di essersi fatto accompagnare in taxi. Che vuol dire tutto questo?

Ancora più chiara è questa foto fatta dalla Scalinata del Pincio a Porta Galliera in fondo a via dell’Indipendenza, che mostra chiaramente che nemmeno dall’alto si può scorgere il piazzale della stazione, ma solo una piccolissima porzione dell’edificio

In questa foto, fatta dalla stessa posizione si vede invece la stazione delle autocorriere, che è chiaramente all’inizio di via dell’Indipendenza

Dopo la pubblicazione degli articoli dello scorso anno, siamo riusciti ad entrare in possesso di una copia delle pagine dell’orario ufficiale delle Ferrovie dello Stato dell’estate 1980, relative al treno che ha trasportato Kram da Karlsruhe fino al confine italiano: si tratta del treno n° 201 “Holland Italien Express” e quelle relative al diretto n° 307 che, dopo il controllo della Polizia di frontiera, lo portò fino a Milano. Siamo quindi oggi in grado di ricostruire dettagliatamente gli orari del suo viaggio.

Alle 3,41 della notte tra giovedì 31 luglio e venerdì 1° agosto 1980 Kram sale sul treno n° 201 a Karlsruhe, con un biglietto pagato per Milano, città che dichiara essere la sua destinazione anche alla polizia di frontiera che lo sottoporrà a perquisizione «sotto l’aspetto doganale».

Questo farà sì che le questure lungo la tratta ferroviaria oltre Milano, sapendo noi oggi dallo stesso Kram che la sua destinazione finale era Firenze, non vengano allertate, quindi anche la questura di Bologna non riceverà l’informativa. Va sottolineato che il treno n° 201 proseguiva fino a Roma e fermava anche a Firenze, alle 16.32.

Alle 10,30, come da telex della Polizia di frontiera, Kram arriva a Chiasso, in leggero ritardo rispetto all’orario del treno, che prevedeva una partenza dal versante svizzero alle 10,03 e dal versante italiano alle 10,21. A quell’ora, viene identificato, fatto scendere ["...mi fecero scendere dal treno..."] e perquisito dagli agenti della polizia di frontiera italiana operanti a Chiasso (non in territorio italiano, ma comune del Canton Ticino nella Confederazione Elvetica).

Alle 12,08, dopo la perquisizione, Kram riparte con il diretto n° 307 che arriva a Milano Centrale alle 14 esatte: un’ora e cinquanta minuti dopo l’orario in cui sarebbe arrivato con il treno n° 210, e cioè le 12,10.

In parole povere, Thomas Kram aveva un margine di tempo di ben 8 ore per arrivare a Firenze, dove quindi poteva giungere ben prima della mezzanotte, ora della sua registrazione in albergo a Bologna. La spiegazione che egli dà quindi ad Ambrosino e cioè di essersi fermato a Bologna perché sarebbe arrivato troppo tardi a Firenze non sta in piedi.

Cosa ha fatto Thomas Kram in tutto questo tempo?

Di seguito riportiamo la scansione della parte del “Documento conclusivo” di minoranza della Commissione Mitrokhin (pag. 230), che raffrontato con il testo del telex dimostra che Kram ha costruito il suo “alibi” partendo da un provvidenziale dato falso:

Evidentemente tutti questi fatti, uniti alle tre interpellanze (1 2 3) presentate dall’onorevole Raisi, che hanno fatto venire alla luce come anche, a detta del governo nelle risposte alle interpellanze, la Procura della Repubblica di Bologna si basasse sullo stesso orario (falso) contenuto nel “Documento conclusivo” di minoranza della Commissione Mitrokhin - dato trasmesso al parlamento in risposta a una precedente interpellanza dell’onorevole Ignazio La Russa - hanno fatto perdere a Thomas Kram la sua loquacità e la sua disponibilità ad essere ascoltato dagli inquirenti italiani.

Sta di fatto che tutti i militanti di un’organizzazione terroristica (le RZ le quali, almeno ufficialmente, non hanno mai compiuto atti terroristici nel nostro Paese), così come indicati nella rogatoria in Germania del pm Giovagnoli - hanno concordemente scelto di non rispondere alle domande dell’autorità giudiziaria italiana in merito alla presenza di un loro alto dirigente (Thomas Kram) proprio sul luogo dove la mattina di sabato 2 agosto 1980 esplodeva un ordigno nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna e che provocava la morte di 85 persone e il ferimento di oltre duecento.

Questo consente di trarre già alcune conclusioni, anche se diversi misteri restato ancora da chiarire, come ad esempio la distruzione del fascicolo relativo a Thomas Kram che si trovava presso il posto di frontiera di Ponte Chiasso. Tale distruzione risulta essere avvenuta, secondo quanto spiegato alla Camera dall’ex sottosegretario alla Giustizia Luigi Li Gotti, nel 1997 «in seguito all’entrata in vigore dell’accordo di Schengen», nonostante il fatto che a quella data Thomas Kram risultasse ancora latitante. La XV legislatura si è conclusa senza che l’interpellanza urgente presentata dall’on. Raisi il 18 dicembre 2007 ottenesse risposta dal governo Prodi, ma con ogni probabilità verrà ripresentata nelle prossime settimane.

Pur essendo la distruzione del fascicolo di un sospetto terrorista latitante un fatto di assoluta gravità un assordante silenzio mediatico e politico ha accompagnato questa scoperta, viene da chiedere cosa succederebbe se si scoprisse che è stato distrutto il fascicolo giacente presso un posto di polizia di frontiera di un latitante dell’estrema destra italiana sospettato di essere coinvolto in una delle tante stragi che hanno funestato gli anni di piombo.

Un altro dato certo che emerge è l’incontrovertibilità del già noto legame tra le RZ e il gruppo Carlos: evidenza, questa, che i “professionisti della negazione” di ogni ipotesi alternativa rispetto alle tesi accreditate dalla magistratura di Bologna (e che tuttavia hanno lasciato intatti gli interrogativi fondamentali di questo gravissimo attentato) hanno sempre cercato di smentire.

Rimane avvolta dal mistero anche la presenza a Bologna, il 2 agosto 1980, di Christa-Margot Fröhlich, la terrorista tedesca impiegata dal gruppo Carlos come “corriere” per il trasporto degli esplosivi e legata a doppio filo a Kram tanto da averlo accompagnato clandestinamente - il 27 ottobre 1980 - in Ungheria, per incontrare proprio il capo di Separat nella sua base segreta di Budapest. Nel libro “Im Schatten des Schakals. Carlos und die Wegbereiter des internationalen Terrorismus” (traduzione: Nell’Ombra dello Sciacallo. Carlos e i pionieri del Terrorismo internazionale) scritto  dal giornalista d’inchiesta tedesco Oliver Schröm  e pubblicato nel 2002, si fa riferimento addirittura a un precedente incontro tra Thomas Kram e Carlos nel gennaio 1980 - l’unico mese del soggiorno di Kram durante il quale non risultano comunicazioni a lui riferite  tra i vari organi di polizia dai quali (era sottoposto, infatti, a “riservata vigilanza” fin dai tempi in cui frequentava l’Università di Perugia e cioè dai primi di novembre 1979 ) -, quindi sette mesi prima della strage di Bologna. Questa circostanza è di straordinaria importanza, poichè l’incontro tra Kram e Carlos al quale fa riferimento Schröm nel suo saggio sarebbe avvenuto proprio durante il periodo di presenza di Kram nel nostro paese, giustificato - a suo dire - dalla partecipazione a un corso di studi presso l’Università per stranieri di Perugia.

Il mese successivo (febbraio 1980) Kram si recherà per la prima volta a Bologna.

Il 28 giugno 1982, un cameriere del Jolly Hotel de la Gare, il grande albergo che sorge proprio sul lato opposto della piazzale, a due passi dalla stazione ferroviaria di Bologna, si presenta in Questura per riferire una serie di fatti che lo avevano visto protagonista due anni prima. Il testimone, Rodolfo Bulgini, decide di andare alla polizia dopo aver riconosciuto nella foto di una terrorista tedesca pubblicata dal Resto del Carlino il 22 giugno 1982 e arrestata quattro giorni prima a Roma, la giovane donna da lui conosciuta il 1° agosto del 1980 proprio al Jolly Hotel. La foto del giornale ritraeva la Fröhlich, detta Heidi, cittadina tedesca, con un passato da militante prima nella RAF e poi nelle RZ di Kram e Weinrich, arrestata dalla Guardia di Finanza il 18 giugno 1982 al terminal internazionale dell’aeroporto Leonardo da Vinci poiché trovata in possesso di una valigia carica di esplosivo ad alto potenziale. La Fröhlich, proveniente da Bucarest, era diretta in Francia (avrebbe dovuto raggiungere Parigi in treno, partendo dalla stazione Termini).

Questo il racconto di Bulgini alla Digos di Bologna così come riportato nel “Documento conclusivo” di minoranza della Commissione Mitrokhin: «Venivo colpito dalla fotografia di questa donna in quanto notavo una certa somiglianza tra questa fotografia e una donna che due anni fa circa era stata a mangiare all’Hotel Yolly [sic] e precisamente nel periodo precedente la strage alla stazione di Bologna. Ricordo che questa donna parlava in lingua italiana con un forte accento tedesco ed era la prima volta che veniva a mangiare in questo hotel [...] La vidi per la prima volta il pomeriggio del 1° Agosto 1980 verso le ore 18,00 e parlava con un portiere di cui adesso non ricordo il nome [...] La donna ritornò all’hotel Yolly il 2 agosto 1980 a mangiare e ricordo che effettuò parecchie telefonate, rammento che la donna era particolarmente euforica [....] cercava con insistenza di conversare con me e mi riferì che lei abitava a Idice, che era stata ballerina al Joker Yolly quattro anni prima e che aveva effettuato tutte le telefonate per informarsi se il treno che era arrivato sul primo binario e che era stato investito dai detriti della bomba trasportasse i suoi figli».

Un altro passaggio estremamente rilevante della deposizione, mancante nel documento sopra citato si trova invece nel “Documento conclusivo” (del 15 marzo 2006) del Presidente della Commissione Mitrokhin (pag. 256, nota 54): «Venni a sapere pochi giorni dopo che questa donna si fece portare una valigia alla stazione da un facchino e questo successe sicuramente il giorno precedente alla strage».

Ma gli accertamenti svolti per riscontrare il racconto del cameriere del Jolly Hotel portarono ad un nulla di fatto. L’allora Digos di Bologna, infatti, incorrendo in un grossolano errore, rassegnò al giudice istruttore titolare dell’inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980 l’esito negativo in ordine ai riscontri sulla versione dei fatti resa da Bulgini. Il 28 giugno 1982, infatti, durante la sua deposizione alla Digos, il cameriere del Jolly raccontò che quella giovane tedesca, nei suoi colloqui tra il 1° e il 2 agosto 1980, gli confidò di aver lavorato «quattro anni prima» (cioè nel 1976) in un locale chiamato “Jocker Jolly”. La polizia, invece, partendo dalla data della deposizione (e cioè dal 28 giugno 1982), anziché dalla data in cui era avvenuto il colloquio tra Bulgini e la presunta Fröhlich e cioè l’agosto 1980, cercò tracce della tedesca nel night-club collegato al Jolly Hotel nel 1978, scoprendo che il locale era stato chiuso due anni prima (e cioè nel dicembre del 1976).

Dal pari, nessuna indagine è stata svolta sulla valigia della donna tedesca di cui parla Bulgini e secondo il quale - da quanto emerge nella sua versione dei fatti - sarebbe stata portata in stazione il giorno prima dell’attentato, presumibilmente al deposito bagagli.

Da quanto risulta, i registri del Jolly Hotel de La Gare di Bologna (con sede in piazza XX settembre 2, proprio in fondo a via dell’Indipendenza, di fronte all’autostazione e a pochi passi dalla stazione ferroviaria), registri dai quali si poteva accertare o meno la presenza di Christa-Margot Fröhlich a Bologna il giorno della strage, sono gli unici NON a disposizione della Digos poiché formalmente “trattenuti” dall’autorità giudiziaria.

Tutti quelli degli altri hotel, invece, sono ben conservati nell’archivio dell’antiterrorismo bolognese, compreso il citato registro dell’Albergo Centrale di via della Zecca dove ebbe a soggiornare Thomas Kram la notte tra il 1° e il 2 agosto 1980.

La decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere di Kram e dei suoi quattro compagni apre un nuovo interrogativo: i cinque ex appartenenti alle RZ erano infatti sentiti come persone informate sui fatti nell’ambito di un procedimento penale italiano, che concede questa facoltà solo alle persone indagate o precedentemente indagate in procedimenti connessi archiviati. Né Thomas Kram né i suoi compagni risultano essere indagati in Italia, quindi teoricamente non potevano avvalersi di tale facoltà.

Da alcune informazioni raccolte la cosa sarebbe dovuta al fatto che Kram e gli altri venivano sentiti come persone informate sui fatti ma in realtà l’inchiesta verte su un possibile coinvolgimento di Kram e delle RZ nella strage, circostanza che li rende degli “indagati di fatto”.

Essendo Kram indagato e in attesa di processo per dei reati commessi durante la sua appartenenza alle RZ, il rilascio di dichiarazioni avrebbe potuto aggravare la sua situazione processuale in Germania, da qui la decisione di non rispondere alle domande dei magistrati italiani.

Kram si sarebbe anche detto disponibile a collaborare dopo la fine del suo processo, ma a quel punto probabilmente non ci sarà più nessuna inchiesta aperta in Italia, visto che il fascicolo aperto a Bologna sembra essere destinato a una rapida archiviazione.

http://www.cielilimpidi.com/?p=362

autori: Francois de Quengo de Tonquedec Gian Paolo Pelizzaro Gabriele Paradisi

MONOCOLORE

di RANX (20/04/2009 - 22:33) |



autore:
vittoria oliva
lo Stato li fa e poi...li accoppia

Che vi dobbiamo dire? grazie a tutti !grazie alla casa della libertà e al governo ombra?
grazie alla proposta di legge che istituisce l'ordine del tricolore che sarà attribuito tanto ai partigiani come ai repubblichini di Salò.
Pari dignità fra chi fu deportato e chi deportò, fra chi fu torturato e i torturatori.
Bene avete fatto bene per me a dimostrare cosa è in effetti la democrazia borghese!
testo integrale qui, come primo firmatario un socialista.
Più chiaro di così cosa è la democrazia borghese!

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriT...

Ma poi un ORDINE tricolore è solo e sempre un ORDINE.. I disordinati non portano il tricolore è stato un cammino lungo cosparso non di violette ma di... Violante ed affini, alla faccia della Volante Rossa.
un cammino lungo proprio

E nei giorni della lotta
rosso era il mio colore
ma nell'ora del ricordo
oggi porto il tricolore.

Tricolore è la piazza
tricolori i partigiani
«Siamo tutti italiani»
«Viva viva la nuova unità».

E che festa e che canti
e che grida e che botti
e c'è Longo e c'è Parri
e c'è anche Andreotti.

E c'è il mio principale
quello che mi ha licenziato
quello sporco liberale
anche lui tricolorato.

Mi son tolto il fazzoletto
quello bianco verde e rosso
ed al collo mi son messo
quello che è solo rosso.

E mi hanno dato del cinese
mi hanno detto "disfattista"
ho risposto secco secco
«Ero e sono comunista».

Ieri ho fatto la guerra
contro il fascio e l'invasore
oggi lotto contro il padrone
per la stessa libertà.

E se vi va bene il liberale
con Andreotti e il tricolore
io vi dico «Siete fottuti
vi siete fatti incastrar».

E mi hanno dato del cinese
mi hanno detto "disfattista"
ho risposto secco secco
«Ero e sono comunista».

La lotta la memoria non si cancella non si mette in Ordine tricolorato.

http://www.youtube.com/watch?v=ceCDSH_cyps&feature=rel...
La vostra repubblica di Salò sarà sconfitta definitivamente alla fine.
buon matrimonio!

http://www.youtube.com/watch?v=K58f0zEvmjk

vittoria
L'avamposto degli incompatibili
www.controappunto.org

PERBENISMO SINISTRO

di RANX (12/04/2009 - 10:37) |



Credo che un evidente problema della attuale Sinistra sia il dover essere a tutti i costi "perbene".

chi vi partecipa, se vuol dire la sua, deve fare in modo che questa opinione soddisfi  una serie di paradigmi altrimenti viene "scomunicato".
Si , il termine giusto è proprio scomunicato.

Siamo cioè nella condizione di una "religione Sinistra" a cui conformarsi. Una continua serie di esami  burocratici  a cui sottoporsi.

Dato questo ambito culturale ed i cambiamenti avvenuti nel mondo rispetto al formarsi delle maggiori correnti politiche progressiste(socialismo,comunismo,ecologismo) risulta facilmente comprensibile perchè la Sinistra abbia serie difficoltà a sentire il polso del Paese.

Ed alla fine il mancato rinnovamento produca un cedimento  della diga identitaria  laddove i poteri forti premono con maggiore insistenza.

è una grave perdita non solo di idee ma anche di menti..
perchè molti menti, soprattutto quella dei giovani brillanti e meno convenzionali, vengono bloccate nella loro adesione.
vengono allontanate perchè non "di SInistra" (che sarebbe da leggersi non conformi alla cristallizzazione delle idee novecentesche).

una riscoperta della pluralità, della tolleranza di idee è necessaria.

se le Destre tendono infatti ad essere "razziste" su canoni sociali (etnia, genere, ceto/classe, CONDIZIONE ECONOMICA)
la Sinistra  presenta un forte razzismo in campo politico . verso quelle idee non considerate "pure"  (ma che spesso, oltre lo strato superficiale, sono decisamente più a Sinistra delle vecchie convenzioni).

è come se fossimo simili a coloro che sentono la "nobiltà" come un fatto di casato invece che come una capacità dell'individuo.

tratto da:
http://presidentblog.splinder.com/

RATIFICHE ED ALCHIMIE

di RANX (12/04/2009 - 10:28) |



La crisi mondiale è soltanto al suo inizio: dopo aver investito la finanza ora sta destabilizzando anche la cosiddetta economia reale, con conseguenze severe sulle condizioni di centinaia di milioni di lavoratori in tutto il mondo che già vivono da decenni una realtà di estrema precarietà. 

In questo panorama cambia in Italia, come in molti altri Paesi, il rapporto tra lavoratore e sindacato e tra sindacato e azienda. Flessibilità della manodopera e salario, utilizzati come variabile dipendente dall’aumento della produttività – dello sfruttamento si sarebbe detto in altri tempi - sono i fondamentali su cui padroni e governo vogliono costruire un sistema di relazioni industriali/sindacali del tutto asservito alle necessità/compatibilità aziendali.

Una prospettiva a cui Cisl, Uil e Ugl hanno già dato il loro assenso e che la Cgil, per ragioni contingenti, oggi dichiara di voler contrastare. Un verbalismo senza progetto, la strumentalità evidente di chi, dopo aver contribuito a smantellare pezzo dopo pezzo conquiste, tutele e strumenti di contrattazione esigibili, oggi vede messo in discussione il ruolo del suo stesso apparato. Un apparato che freme dalla voglia di tornare al tavolo con Governo e Confindustria perché le regole sulla rappresentanza che la Cgil stessa ha contribuito a definire negli anni, negano fondamentali diritti sindacali a chi non firma i contratti.

Al “sindacato dei servizi” si accompagna ora il “sindacato notaio” chiamato semplicemente a ratificare contratti ritagliati sulle esigenze delle aziende.

Il conflitto non è compatibile con il consociativismo cui fanno appello le imprese: le esigenze di chi lavora devono sottostare a quelle dell’impresa e del mercato. Al sindacato viene offerto al massimo di entrare con il suo apparato nel business degli enti bilaterali e dei gestori di fondi pensione. 

E’ in questo contesto che anche noi dobbiamo ripensare strumenti della rappresentanza che non siano fini a se stessi, che non prevedano semplicemente l’estrema difesa di un indifendibile esistente.

Lo strumento principe in mano ai lavoratori è ancora il Sindacato nella sua più nobile accezione. Ma la conquista di condizioni di vita dignitose necessita di un sindacato in grado di costruire conflitto reale e non proclami velleitari. 

E’ indispensabile mettere da parte le alchimie “organizzative” e ragionare con estrema concretezza a partire dal fatto che le nuove generazioni entrate nel mondo del lavoro a partire dagli anni ‘80, hanno conosciuto solo il lato arrendevole, burocratico e concertativo dei grandi apparati sindacali e ne hanno giustamente disgusto. La mutata composizione sociale del lavoro dipendente, la frantumazione/contrapposizione alimentata ad arte tra i vari segmenti del mondo del lavoro (stabili e precari, nativi e migranti, operai e impiegati, pubblici e privati …) non può non  costringerci a sperimentare nuove forme organizzative e nuovi strumenti informativi che partano dal denominatore comune che a noi piace definire come “intercategorialità”.  

Per questo motivo crediamo sia indispensabile cogliere l’occasione, forse l’ultima in questo Paese per i prossimi anni, per accelerare il processo unitario tra SdL intercategoriale, Cub e Confederazione Cobas, a partire da un lavoro comune nei territori, per arrivare ad una nuova grande Assemblea nazionale che coinvolga nuovi settori di lavoratori, anche al di là delle aree già organizzate nei tre sindacati di base.  

E’ necessario farlo rapidamente: è indispensabile farlo con il rigore necessario ma senza riserve mentali, perseguendo con determinazione l’obiettivo, pena la distruzione certa di qualsiasi ipotesi di alternativa sindacale per i prossimi anni! Proviamoci qui ed ora! 

Fabrizio Tomaselli (Coordinatore nazionale SdL intercategoriale)

CROCI E SCHEDE

di RANX (06/04/2009 - 23:41) |




Il 10% delle famiglie più ricche possiede oggi in Italia il 42% della ricchezza totale (1).
A fronte delle sempre più miserevoli condizioni economiche delle lavoratrici e dei lavoratori (il salario medio mensile non supera da anni la soglia di mille euro) stanno l'immensa disponibilità di denaro, risorse e privilegi di pochi.
E su queste questioni ben poca enfasi dalla grancassa del potere.
Per proteggere con le leggi la minoranza di ricchi, il governo mette a disposizione i suoi guardiani: deputati, senatori, ministri tutti lautamente corrisposti.
Secondo i dati a disposizione (2) un deputato percepisce mensilmente un'indennità al netto di 5.500 € circa, gli sono riconosciuti una diaria di 4.000 € e un rimborso spese di 4.200 € (dato dal suo gruppo parlamentare).
L'elenco continua con l'uso completamente gratuito sul territorio nazionale di autostrade, treni, traghetti, aerei (con rimborso spese trimestrale variabile da 3.300 € a 4.000 € per gli spostamenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino), un rimborso annuo pari a 3.100 € per spese telefoniche, senza  tralasciare il trattamento di fine-rapporto (sic!) dato dagli assegni di fine mandato e vitalizio. Ai senatori (2) è corrisposto un trattamento economico maggiorato dell'80% circa rispetto a quello dei  deputati… come si può arguire: più in alto si sale la scala, più "pecunia vocat"!
Tutte queste forse noiose cifre a testimonianza, come se non bastasse, delle profonde disuguaglianze nella popolazione sancite da questo sistema curiosamente denominato democrazia". Prendendo a prestito una frase di Noam Chomsky: anche in un mondo dominato da titanici centri di potere finanziario costruire il bene comune e accrescere la possibilità di decidere veramente delle nostre vite è ancora possibile…  ma non si pensi di risolverlo mettendo una croce su una scheda!


M@rio

(1)    rapporto Ocse growing unequal
(2)    siti internet di camera e senato

MORTE SOSPETTA!!

di RANX (05/04/2009 - 23:31) |



Come riportato per primo giovedì da Repubblica citando fonti dei manifestanti che dicevano "lo hanno ucciso", Ian Tomlinson, un edicolante di 47 anni che tornava a casa dal lavoro, avrebbe dunque perso la vita a causa delle forze dell'ordine, non per un infarto sofferto per caso mentre si trovava nelle vicinanze degli scontri tra no-global e poliziotti come riportato finora da Scotland Yard.

La commissione independente non ha ancora reso noto il suo rapporto sulla vicenda, al termine del quale deciderà se aprire un'indagine giudiziaria ufficiale per individuare i responsabili di una "morte sospetta", ovvero di un possibile omicidio. Ma ieri l'Observer, edizione domenicale del quotidiano Guardian, ha a sua volta pubblicato tre resoconti, forse degli stessi testimoni che hanno deposto davanti alla Ipcc, in cui si afferma che Tomlinson fu attaccato "violentemente" dagli agenti. Uno di questi sostiene che l'uomo è stato colpito pesantemente alla testa con un manganello. Un altro riferisce che è stato spinto alle spalle dai poliziotti con una forza tale da fargli sbattere la testa per terra. E uno di questi testimoni ha dato al giornale anche fotografie scattate sulla scena, in cui si vede l'edicolante a terra, inerme, circondato da poliziotti con caschi, scudi e manganelli: fa un gesto come per protestare o ripararsi. Successivamente al suo fianco c'è un giovane in abiti borghesi che, secondo i resoconti, lo ha aiutato a rialzarsi. Ma i testimoni concordano che dopo aver mosso qualche passo barcollando, Tomlinson si è accasciato di nuovo al suolo: e non ha mai più ripreso conoscenza.


Dice all'Observer Anna Branthwaite, una esperta fotoreporter: "Ricordo bene di averlo visto. Veniva spintonato da dietro da un poliziotto in assetto anti-sommossa, due o tre minuti prima che perdesse i sensi. Non era un esagitato o un provocatore, ma la polizia sembrava aver perso il controllo. Gli agenti avevano chiuso la zona della manifestazione, non lasciavano entrare o uscire nessuno, ma qualche passante riusciva lo stesso a filtrare trai cordoni di poliziotti. Tomlinson era uno di questi". E' una tattica che i dimostranti hanno definito come "chiuderci in gabbia", usata anche in altri paesi in occasione di manifestazioni di protesta: accadde anche al G8 di Genova, e ora fortemente criticata dalla stampa inglese, che accusa la polizia di metodi brutali che hanno fatto salire la tensione e incentivato gli scontri. Un altro testimone oculare, Amiri Howe, 24 anni, ricorda di aver visto un agente picchiare Tomlinson "vicino alla testa" con un manganello: è lui che ha scattato le foto dell'episodio pubblicate dall'Observer. Dice una donna, di cui il giornale non rivela il nome ma che ha testimoniato alla commissione indipendente: "L'ho visto cadere a terra, dopo essere stato violentemente spintonato in avanti. da un poliziotto. Ho notato che cadendo ha sbattuto in modo orrendo la fronte sul marciapiede. Ne sono rimasta fortemente impressionata". E un'altra donna, Natalie Langord, 21 anni, riferisce i suoi ultimi attimi di vita: "Barcollava, pareva disorientato, poi è crollato al suolo. Ho chiesto a un mio amico di soccorrerlo".

E' a questo punto che alcuni manifestanti hanno chiamato altri poliziotti, che hanno inviato sul posto due infermieri, i quali hanno inutilmente tentato di rianimare Tomlinson e poi hanno fatto arrivare un ambulanza: ma l'uomo è arrivato morto in ospedale. Era sposato, ma viveva da solo in un ostello nei pressi della City. David Howart, deputato del partito liberal-democratico, afferma che "dovrà esserci una piena inchiesta giudiziaria, è possibile che quest'uomo sia stato ucciso dalla polizia".