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se ci sei....

di RANX (30/06/2007 - 02:12) |

 



 


Ancora un appello a farsi avanti per il testimone anomino del caso Aldrovandi: a intervenire è il sindaco di Ferrara Gaetano Sateriale, che dedica alla vicenda una delle pagine del suo blog. Lunedì sera la trasmissione televisiva "Chi l'ha visto" ha trasmesso la ricostruzione di una telefonata anonima arrivata alla redazione, in cui un testimone oculare riferiva delle "botte" date dalla polizia al diciottenne Federico Aldrovandi la mattina del 25 settembre 2005, poco prima della morte del ragazzo. "Chi può contribuire alla ricostruzione veritiera dei fatti si assuma la responsabilità di portare la sua testimonianza al giudice- scrive il primo cittadino-.
Qualsiasi sia la verità che può documentare". Una reticenza, quella dell'anomino, che il primo cittadino "fatica a comprendere", tanto più in un momento in cui "le indagini della magistratura hanno preso un corso efficace e intellegibile. La collaborazione tra cittadini e inquirenti è un fondamento della convivenza democratica di una comunità. La testimonianza libera e responsabile è un dovere civile. Può riscattare un'immagine che Ferrara non merita". Sarebbe infatti "un'immagine di Ferrara sonnolenta e omertosa" quella emersa lunedì sera dalla puntata di "Chi l'ha visto".
Un'immagine di cui "non possiamo che sorprenderci e dolerci.
Avevamo detto- ricorda Sateriale- che Ferrara non èuna città omertosa (era il febbraio 2006). E continuiamo ad essere di questa opinione. Tuttavia, se stiamo ai fatti- ribadisce Sateriale- la testimone oculare che per prima ha raccontato quello che ha visto quella tragica mattina è una cittadina camerunense".

Il secondo testimone, l'anonimo di "Chi l'ha visto", che il sindaco definisce "importante perché sembra descrivere una fase precedente" a quella descritta dalla donna, "preferisce mantenere l'anonimato e parlare in tv piuttosto che non davanti a un magistrato. Facciamo fatica a capire i motivi di questa reticenza - commenta Sateriale- perché non c'è ragione di avere timori di nessun genere. Non li ha avuti una immigrata che ha bisogno di un permesso di soggiorno per continuare ad abitare a Ferrara. Lo dovrebbero avere dei cittadini con pienezza di diritti e di doveri?". Certo, continua Sateriale, "non sono stati momenti facili quelli in cui si aveva la sensazione che l'indagine e alcuni giornali procedessero a senso unico: per tesi prestabilita. E quando chi chiedeva più verità veniva accusato di ingerenza e partigianeria. Ma da quei primi mesi del 2006 molte cose sono cambiate. E sono cambiate in meglio".
Le "indagini della magistratura hanno preso un corso efficace e intellegibile. Il rinvio a giudizio mette anche gli accusati nelle condizioni di difendersi pienamente. La questura appare in grado di scavare con trasparenza e alla luce del sole anche sulle proprie lacune e sui propri errori".  I giornali locali, insiste Sateriale, "scrivono cose più documentate e meno autocensorie. Si sta ricostruendo un rapporto di fiducia tra cittadini e Istituzioni preposte all'accertamento della verità che era stato pericolosamente incrinato".
Allora? "Allora è venuto il momento che chi può contribuire alla ricostruzione veritiera dei fatti si assuma la responsabilità di portare la sua testimonianza al giudice.
Qualsiasi sia la verità che può documentare".

Nei giorni scorsi anche la famiglia di Federico Aldrovandi aveva fatto un appello al testimone affinché uscisse allo scoperto. D'altro lato, le affermazioni riportate nel corso della trasmissione hanno provocato la reazione degli avvocati dei 4 agenti imputati e del deputato An Enzo Raisi. Quest'ultimo ha scritto ieri una lettera al presidente della commissione di vigilanza Mario Landolfi con la richiesta di "censurare" la trasmissione.

fascisti su..... roma

di RANX (30/06/2007 - 02:09) |

 




Un'aggressione fascista in piena regola, se nella violenza ci fossero davvero delle regole. Ieri sera erano in trenta, forse pochi di più, eppure dovevano sembrare tantissimi quando verso l'una si sono accalcati ai cancelli dell'ingresso nord di Villa Ada, dove sull'isola nel laghetto era appena terminato il concerto della Banda Bassotti. Neofascisti, a volto coperto. Mentre il pubblico defluiva hanno cominciato a tirare petardi (qualcuno parla di bombe carta) inneggiando al duce. Poi lo scontro fisico, le bastonate, le urla. Gli organizzatori della manifestazione "roma incontra il mondo" hanno fatto chiudere i cancelli, mentre alcuni spettatori hanno chiamato le forze dell'ordine. Qualcuno però, purtroppo, è rimasto fuori. All'arrivo dei Carabinieri, nell'apice della confusione, la situazione è degenerata in guerriglia. Il risultato è stato di due ragazzi feriti, un agente contuso, due volanti del 112 danneggiate. E tanta, tanta paura.

Unanime e trasversale la condanna dei partiti e delle istituzioni a quella che si è prefigurata, da subito, come un'azione a sfondo politico. Il gruppo romano di Forza Nuova, inizialmente indicato come responsabile, ha smentito il coinvolgimento per bocca del suo portavoce, mentre Gianni Alemanno (An), ha espresso solidarietà alle vittime: "Ho appreso con sconcerto del gravissimo episodio avvenuto la scorsa notte a Villa Ada. Si tratta di un fatto oltremodo preoccupante, che rischia di reinnescare una spirale di violenza tra i giovani". Il sindaco Veltroni, insieme all'assessore Silvio Di Francia, ha fatto visita ai due feriti, ricoverati all'ospedale Sandro Pertini. Uno di loro, Marco di Pillo, 40 anni, testimonia: "All'improvviso ho sentito un'esplosione, poi si è sparsa la voce che i fascisti volevano entrare. Mi sono ritrovato in un parapiglia, sono caduto in terra e mi hanno picchiato prima con le spranghe, poi hanno tirato fuori i coltelli". Marco ha nove ferite di arma da taglio, di cui, come racconta una sua amica, due profonde sulla schiena. A lui è andata bene. Non come a Renato Biagetti, ucciso il 27 agosto scorso mentre usciva da una dance-hall reggae sul litorale di Focene. Stessa dinamica, un po' meno rumore ma un bilancio molto più grave

Raid che riportano alla mente gli anni '70, le irruzioni con le spranghe e le "lame", i cori che inneggiano a Mussolini, i feriti a terra. Immagini che sembravano sepolte dalla pacificazione costituzionale, dalla fine della prima repubblica. Scenari vintage, ci fanno addirittura i film. Ma per i ragazzi che Roma la vivono, che seguono la politica giovanile, che frequentano i centri sociali o semplicemente le feste estive di partito, gli anni di piombo non sono mai finiti: ci sono posti dove andare ed altri dove non mettere piede, quartieri a rischio, serate difficili, tensioni latenti che sfociano in violenza. Nell'ultimo anno, le aggressioni a scopo intimidatorio non si contano. Dall'omicidio di "Renatino" alle svastiche su via Tasso e sulle vetrine dei negozianti ebrei di Viale Libia e Viale Eritrea. Dalle botte in pieno giorno all'univeristà di Roma Tre al pugno in faccia ad una ragazza nel contesto "istituzionale" della consulta provinciale degli studenti. Fino alle botte di venti giorni fa a Tor Vergata, dove un cric in testa e bastonate col passamontagna sono costate venti punti di sutura ad un militante di "sinistra critica" che affiggeva manifesti anti-Bush. Il tutto condito dall' onnipresente spettacolo delle spedizioni in motorino, dei raid al grido di "Duce, Duce" davanti alle feste delle sezioni territoriali dei partiti di sinistra. Gesti e saluti così naturali, anche a 60 anni di distanza.

L'universo della "peggio gioventù" della Capitale negli ultimi cinque-sei anni si è espanso a macchia d'olio. Era l'epoca di Francesco Storace alla regione, quando sui muri di Roma cominciavano a campeggiare i segni della "rinascita" fascista. La tregua tra le tifoserie delle curve e la volontà di uscire allo scoperto, di darsi un'identità culturale: vennero le occupazioni "non conformi" e quelle a scopo abitativo ("osa", che suona a pennello come un'audace esortazione), i ragazzi di Casa Montag prima e Casa Pound poi, il foro 753 (vicino ad Azione Giovani) nello stabile destinato al museo della Shoah, il 2punto11 (2.11, la seconda e l'undicesima lettera dell'alfabeto, ovvero B ed M, iniziali di Benito Mussolini), e Casa d'Italia. I fascisti immaginari, quelli del libro di Luciano Lanna e Filippo Rossi, diventavano reali. E invitavano gli autori di quella e delle altre indagini sulla cultura della destra antagonista a confrontarsi con loro. Alcuni chiedevano il Mutuo Sociale e si candidavano con Storace per il suo secondo mandato alle regionali (Gerri, la "testa di ferro"). Altri pensavano al restyling politico, culturale e soprattutto grafico della Fiamma Tricolore, che accanto ai manifesti in ricordo dei bei tempi ("sostieni la squadra del cuore", con l'immagine di una squadraccia del ventennio), negli ultimi due anni è riuscita ad attirare una miriade di giovanissimi intorno all'organizzazione Blocco Studentesco, allo slogan di "la ricreazione è finita". Oltre, naturalmente, alla sempreverde (o semprenera) Forza Nuova, alle radio private, alla musica degli zetazeroalfa, alle magliette "nel dubbio mena" o "me ne frego".

Tra libro e moschetto, se l'intento era quello di far prevalere il primo, l'operazione non sembra del tutto riuscita. Fuori dai convegni con gli ex repubblichini, dalle iniziative editoriali e dai concerti, infatti, la lotta per la conquista del territorio romano si svolge parallelamente con le immancabili violenze. E trenta persone che si ritrovano fuori da un'iniziativa dell'Estate Romana con petardi, bombe carta, caschi, spranghe e coltelli non sono certo "schegge impazzite". Nei centri sociali "rossi", ma anche nei collettivi universitari, si parla di "guerra", di "reazioni" necessarie, di bisogno di proteggersi. E quindi ecco le uscite sempre in gruppo, a volte le spedizioni: la dialettica politica si trasforma in faida, nella sfiducia verso le forze dell'ordine e nella volontà di "farsi giustizia da soli". E se il Comune non riesce a denunciare l'esistenza di un' "emergenza", le iniziative destinate alla memoria non bastano. Perché si scontrano con una "nuova versione" della memoria che nega, rivede, rilegge, e soprattutto si fomenta, trae dall'antagonismo la spinta per crearsi una nuova identità e, sempre più spesso, la determinazione per farsi vedere in strada con le armi in mano, e per menare le mani. All'ombra di Montecitorio e del Campidoglio, a pochi chilometri dai palazzi della politica, c'è una guerra immaginaria fatta di violenze reali.

Red.

Tag: fascisti,violenza

smantellamento sociale

di RANX (30/06/2007 - 02:00) |


Susanna Florio*

L'instancabile e produttiva Commissione Europea presieduta da Barroso, ha pubblicato il 27 giugno, ad una settimana dalle conclusioni del Consiglio europeo, alla fine della presidenza tedesca, l'ennesimo documento ("comunicazione") sulla flexicurity.

Note le questioni più volte sottolineate dalla Commissione, ed ancora una volta riprese in questo documento: la protezione e la stabilità del lavoro non sono abbastanza "moderni", sono un ostacolo alle performance economiche a cui l'economia europea è chiamata, per contrastare le sfide della globalizzazione. Niente di nuovo sotto il sole. Né a Bruxelles né a casa nostra.

Ma colpiscono un paio di elementi:
1) la Commissione non ha ancora pubblicato i risultati della consultazione lanciata con il famoso Libro verde ("Modernizzare il Diritto del Lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo"), che già pubblica un nuovo testo ribadendo esattamente le stesse teorie,
2) riafferma ancora che la precarietà e la temporaneità dei posti di lavoro realizzatasi negli ultimi anni in UE è dovuta essenzialmente alla rigidità delle tutele del lavoro stabile ed a tempo indeterminato. Si è trattato di una sorta di costrizione, dice la Commissione, sulle imprese, che hanno quindi privilegiato forme meno tutelate; non solo, il cuore della "teoria" comunitaria, è che la libertà di licenziamento potrebbe essere uno degli elementi di dinamicità del mercato del lavoro (flessibilità) per aumentare produttività e mobilità dei lavoratori (un art.18 in salsa bruxellese).
Un punto rimane oscuro: dove stanno la sicurezza e le tutele per i lavoratori, tanto reclamizzate con la flexicurity?

Le organizzazioni sindacali europee, ma non solo, rimandano al mittente queste proposte, e ribadiscono la pericolosità di idee, il cui unico scopo sembra essere quello dello smantellamento del modello sociale europeo e non della sua difesa, come dovrebbe essere, secondo quanto sancito dai trattati, il ruolo proprio della Commissione europea.

Per quanto riguarda i risultati del Consiglio e la strada verso il nuovo trattato, considerando la situazione complessiva, gli ostacoli posti dal governo britannico, dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, il giudizio è moderatamente positivo. Le decine di compromessi che sono alla base del nuovo testo, non aiutano nell'interpretazione giuridica e dunque nei prossimi giorni (almeno fino alla prossima conferenza intergovernativa, che partirà a settembre) si dovrà studiare nei dettagli quali potrebbero essere i possibili punti di scontro, i vuoti o le ambiguità di interpretazione, ecc.

Per quanto riguarda la Carta dei diritti fondamentali, che è stata fino alla fine la ragione delle nostre ripetute richieste, culminate con una manifestazione il 20 giugno davanti al Consiglio, a Bruxelles, ci sembra un risultato accettabile che la Carta diventi vincolante per gli stati membri, anche se inserita sotto forma di Protocollo, ed anche se, ancora una volta, questo non varrà per la Gran Bretagna. Elemento questo che potrebbe creare un precedente molto pericoloso.

Per quanto riguarda la politica di concorrenza dell'Unione, sarà aggiunto un nuovo protocollo ai Trattati relativi ai valori ed ai principi dell'Unione, che saranno emendati secondo quanto stabilito dalla Conferenza intergovernativa del 2004 . Sarà eliminato il principio che sanciva la libertà di concorrenza senza distorsioni, dagli obiettivi del nuovo trattato così come dovrebbe essere chiarito che la libera concorrenza non fa parte degli obiettivi dell'UE, ma va piuttosto definita come uno strumento.

Detto questo, la prima lettura è che questo principio non cambia poi molto il ruolo della Commissione in materia di concorrenza anche per il futuro, anche perché questo è stato più volte ribadito dalla Corte di Giustizia europea. Quindi, poiché tale suggerimento è arrivato esplicitamente da Sarkozy, va interpretato come un segnale politico alla società francese.

Per quanto riguarda il protocollo relativo ai Servizi pubblici, da una prima consultazione con la Federazione europea dei Servi pubblici, con i servizi giuridici del PES, ed altri esperti, il giudizio complessivo non è negativo, ma ancora molto incerto nella sua valutazione giuridica. Le conclusioni del Consiglio del 21-22 giugno potrebbero rappresentare le base per un definitivo quadro di regole per i servizi pubblici, naturalmente se così verrà confermato dalla Conferenza Intergovernativa del 2007 e se sarà ratificato con la stessa versione dagli Stati membri.

Viene confermata la nuova base legale per i servizi pubblici (art.16 del nuovo trattato) che prevede l'adozione di una regolamentazione, e non più una legge comunitaria. Per quanto riguarda la nuova regolamentazione inoltre, il nuovo Protocollo, che avrà lo stesso valore legale del Trattato dovrebbe confermare gli stessi principi essenziali per questo settore, come ad esempio la supremazia della competenza degli stati membri (principio di sussidiarietà), il rispetto delle diversità nazionali e degli obblighi fondamentali per garantire la fornitura di servizi di alta qualità, salute, sostenibilità, universalità e protezione dei consumatori.

Rimane comunque irrisolta da un punto di vista giuridico la spinosa questione relativa alla linea di demarcazione tra servizi economici e non economici di interesse generale, in particolare perché si riafferma la competenza degli Stati membri per quanto riguarda i servizi "non economici". Senza nuovi elementi destinati alla definizione, senza che vi sia alcun riferimento al sistema di finanziamento di questi servizi, non è davvero chiara la linea di demarcazione tra le competenza della Commissione e quelle dei singoli Stati.

Sulla conferenza intergovernativa e sulle proposte che ne scaturiranno dobbiamo vigilare. La corretta informazione e forme di partecipazione e di consultazione dei cittadini e dei lavoratori europei dovranno essere garantite. Questa sarà la nostra priorità nei prossimi mesi.

*Responsabile per l'Europa centrale e orientale Ufficio Internazione Cgil - Italia

SICURI?

di RANX (28/06/2007 - 00:57) |




Il Senato ha licenziato in tempo di record la delega al governo per varare il Testo Unico delle leggi sulla sicurezza sui posti di lavoro. Ora il disegno di legge passa alla Camera che - si spera - procederà con eguale celerità. Si è inteso così rispondere da parte del governo e del Parlamento al sentimento di indignazione che sale dal Paese di fronte alla triste teoria di incidenti spesso mortali sul lavoro di cui, autorevolmente, si è fatto interprete il Presidente della Repubblica.
La Commissione Lavoro del Senato ha modificato in meglio il testo presentato dal governo dando a quest'ultimo indirizzi più cogenti e incisivi per l'esercizio della delega, indicando soluzioni risolutive per quel che concerne il coordinamento delle competenze di Aziende sanitarie locali, INAIL e ispettorati del lavoro in materia di prevenzione, reperendo la risorse per l'assunzione di altri 300 ispettori (oltre i 300 previsti dalla Finanziaria) per assicurare una più capillare azione di controllo e prevenzione. Sono state anche inasprite le sanzioni verso i datori di lavoro che non rispettano le norme di sicurezza previste dalla legge.

Diverso l'atteggiamento da parte dell'opposizione. Se da parte di An, attraverso l'intervento del sen. Tofani (che è anche presidente della Commissione d'inchiesta sulle "morti bianche" istituita dal Senato), si è espressa soprattutto la delusione perché l'assenza di risorse finanziarie adeguate hanno impedito di poter adottare norme più incisive, da parte di Forza Italia e della Lega è stata espressa una preoccupazione che le norme risultassero troppo severe verso le aziende che non rispettano le misure di sicurezza per i lavoratori.
Se si volesse fare della facile polemica si potrebbe dire che se si dovesse stabilire una gerarchia tra il valore della vita e della sicurezza di chi lavora e il primato delle ragioni dell'impresa, il primo posto andrebbe a questa seconda esigenza.
Il contrasto su questo punto tra la maggioranza e questa parte dell'opposizione è stato irriducibile. L'intero impianto proposto in particolare dal sen. Sacconi tendeva ad affidare al rapporto tra le parti sociali - e quindi al negoziato, o alla pratica dell'avviso comune, o all'azione degli enti bilaterali - la definizione delle norme sulla sicurezza che la legge avrebbe dovuto limitarsi a recepire.

A questa impostazione la maggioranza ha saputo contrapporre la convinzione che la sicurezza di chi lavora è un diritto inalienabile dell'individuo, spesso calpestato dalle condizioni di particolare sfruttamento e dalla logica di un profitto da rapina. E quindi è compito della legge provvedere con la certezza della norma alla sua tutela, senza sottoporla ai mutevoli rapporti di forza che si determinano nelle relazioni tra le parti sociali.

Per la sinistra dell'Unione l'approvazione di questo provvedimento deve altresì costituire l'occasione per avviare una stagione, sul piano dell'azione parlamentare, che metta al centro di un nuovo diritto del lavoro proprio quei diritti individuali che maturano nelle condizioni di lavoro e che richiedono norme specifiche a loro tutela. La sicurezza per la salute e per la vita è la prima, ma sicuramente ad esse seguono il diritto alla rappresentanza sui posti di lavoro, che non ha ancora una legge che la disciplini, e la ripresa del tema dell'estensione dei diritti tutelati dall'art.18 dello Statuto del lavoratori che è stato un tema centrale della lotta alla destra nel quinquennio precedente.
Naturalmente tutto ciò ha un senso se la lotta alla precarietà tornasse ad essere al primo punto nell'agenda del governo, senza alcuna ambiguità sul superamento della legge 30. E' proprio il caso di dire: centrosinistra svegliati!

Piero Di Siena*

*Senatore SD, commissione Lavoro

Tag: lavoro,sicurezza,precariato

BISOGNO URGENTE

di RANX (28/06/2007 - 00:52) |



C'è bisogno di una forte sinistra in Italia? Con o senza Veltroni, sì. Ed è una risposta dettata da milioni di lavoratori in una condizione di precarietà che ne comprime i diritti, e ne distrugge la dignità. Da milioni di famiglie vicino o sotto la soglia di povertà, per cui piccoli eventi di vita quotidiana come una cura medica o un cambio di casa sono un ostacolo drammatico ed insuperabile. Da milioni di giovani che non possono metter su famiglia, o fare un mutuo per acquistare una casa. Da una istruzione pubblica che perde qualità, e non è più strumento di mobilità sociale, di eguaglianza, di competitività del sistema paese. Dal Sud che vede accrescersi il divario con il paese forte, perché mancano le politiche pubbliche necessarie. Ovvero ancora dalle tante donne che una legge oscurantista e medievale sulla fecondazione assistita costringe al turismo sanitario. Dal milione e passa di persone che chiedono la pari dignità dei PACS come in gran parte d'Europa. Dai tantissimi che vedono nel testamento biologico un elemento di civiltà giuridica. Ed altro ancora. Questioni su cui l'ensemble DS-Margherita osserva oggi un fragoroso silenzio. E cosa può mai cambiare con Veltroni segretario del PD?

Né Veltroni in campo cancella la domanda di una politica nuova, più pulita, più trasparente, non dominata da logiche lobbistiche, clientelari, familistiche, di clan. Non basta certo la scelta di un leader, o una primaria vissuta come catarsi. C'è bisogno di una discontinuità vera e testimoniata, a Roma e in periferia. Che differenza fa un segretario Tizio, Caio o Pincopallo, se gli amministratori continuano a ignorare le best practices come - con eccezioni - hanno fatto finora? Forse che nascendo il PD si chiederà a tutti di dimettersi? Niente affatto. Nel patrimonio genetico del PD dominano gli attuali attori: sindaci, presidenti, assessori, con le corti al seguito. Dov'è la scommessa di una politica nuova?

Da questo punto di vista, Napoli e la Campania sono un esempio emblematico. Il centrosinistra a lungo governante presenta luci, ma anche molte ombre oscure. Se vogliamo che ritrovi credibilità e competitività non possiamo ignorarle, e tanto meno lasciare al centrodestra la bandiera del rigore e del buon governo. Forse che Veltroni segretario potrà - con tocco salvifico - riportare nella media nazionale l'aspettativa di vita dei cittadini campani, oggi più bassa? Cosa cambierà per la sanità, i rifiuti, l'evasione scolastica, il traffico, le periferie degradate, la sicurezza, l'illegalità diffusa, la disoccupazione giovanile, Bagnoli, il dissesto ambientale, e così via? Sostituiremo amministratori incapaci e dirigenti compiacenti, magari collusi? Taglieremo consorzi, società miste, prebende, consulenze, incarichi, finanziamenti a pioggia, favori assortiti, mandando a casa amici e clienti? Smetteremo di gestire il potere al fine del consenso personale?

Chiediamo e chiederemo discontinuità. Per offrire oggi all'opinione pubblica, e domani agli elettori, una sinistra portatrice di politica nuova, e di speranza nuova.

Massimo Villone*

*Senatore Sinistra Democratica

Tag: sinistra,partiti,politica

e' tempo di LAVORO

di RANX (28/06/2007 - 00:41) |

 



 

Gloria Buffo*


Crescono i posti di lavoro "a tempo" mentre il lavoro stabile perde punti: questo ci dicono ancora una volta i dati. Nonostante quanto sostengono Ichino, Montezemolo e molta grande stampa, l'Italia resta un paese ad alto tasso di precarietà del lavoro. Chi si ricorda la campagna elettorale del 2006 sa che una delle spinte più potenti a votare per il centrosinistra veniva da lì, dalla speranza che il lavoro sarebbe stato trattato, con l'Unione al governo, un modo diverso. Chi conosce la vicenda italiana e internazionale sa anche che la precarizzazione del lavoro non nasce solo dalle nuove tecnologie o dalla globalizzazione, ma è figlia dei rapporti di forza: quelli tra finanza, impresa e lavoro, e questi vent'anni non hanno piegato certo a favore di quest'ultimo. In Italia, la debolezza della politica, la rarefazione della sinistra e, infine, cinque anni di governo della destra hanno reso la situazione particolarmente grave.
Se queste cose sono vere, per lasciare un segno una coalizione che si rispetti cala degli Assi e non si limita a giocare sulla difensiva. Per ora gli Assi non si sono visti.

Diversi buoni provvedimenti sono intervenuti, ma insufficienti a rovesciare la politica della destra e a far sentire, alla società e alle persone in carne ed ossa, il cambiamento.
Uno dei provvedimenti più efficaci assunti in questa legislatura e che ha consentito la stabilizzazione di ventimila lavoratori nei call center, grazie ad un articolo della Legge Finanziaria, è la prova lampante della strada da seguire: il cambiamento della legislazione.
Con gli incentivi o i disincentivi, senza un articolo di legge, quelle ventimila persone non sarebbero passate da un lavoro precario a un lavoro stabile. La legge 30 non può quindi essere un tabù perché, se si è timidi sulla madre delle leggi relative al mercato del lavoro, si è condannati all'inefficacia o si sceglie di non disturbare il manovratore. L'intervento sul cuneo fiscale, che ha assorbito molte risorse - io dico troppe - tra quelle a disposizione del centrosinistra, non ha agito virtuosamente. Lì si è scelto, infatti, di premiare le imprese che hanno già lavoro stabile e non di insistere sulla trasformazione da lavoro precario a lavoro a tempo indeterminato...
Lo stesso intervento sul contratto a tempo determinato, annunciato dal ministro Damiano per i primi mesi dell'anno, è stato in realtà rinviato e infilato nel calderone delle materie da trattare con le parti sociali. Noi consideriamo questa una esitazione sbagliata che non ha evitato i fulmini della Confindustria e ha messo a rischio l'efficacia di un provvedimento decisivo.

Ma non è di lamentele che può nutrirsi una sinistra efficace. Mettiamo tutto il peso che abbiamo per ottenere il risultato: capovolgere la Legge 30, mettere al centro dell'azione di governo il contrasto alla precarietà nel lavoro a partire da un cambiamento netto sul contratto a tempo determinato e intaccando il contratto a progetto, vera anomalia italiana. Proprio sul contratto a termine, la prossima settimana, la Sinistra Democratica batterà un colpo con una propria proposta, mentre la proposta di legge Nicchi sullo scandalo delle dimissioni in bianco sta per essere approvata alla Camera.

Postscriptum 1: Mettere a questo punto il risanamento dopo lo sviluppo e la giustizia sociale non è una scelta da "irriducibili", è semplicemente la proposta di un'altra politica economica, per altro saggia e riformatrice nonché coerente col programma e popolare. Se n'è accorto anche Michele Serra su Repubblica (l'Amaca di mercoledì 27giugno)

Postscriptum 2: I conti, il debito, il risanamento! Così tuonano i riformisti più irriducibili. Ma nessuno tra costoro aggiunge che le rendite in Italia continuano ad avere un trattamento di favore: qui, l'ansia sui conti, il "rigore" non valgono più?

Postscriptum 3: Sempre i riformisti liberali insistono nell'intestarsi la medaglia di difensori dei giovani. "Per favorire le nuove generazioni bisogna rivedere i coefficienti pensionistici (leggi il valore delle pensioni) e l'età pensionabile"... ma rivedere i coefficienti implica colpire anzitutto i più giovani che in tal modo sarebbero destinati ad avere una pensione ridicola... Com'è che questo semplice passaggio logico viene occultato?

* deputata SD in Commissione lavoro

er Camomilla va'... controcorente

di RANX (28/06/2007 - 00:30) |


Veltroni stringe un patto con la polizia e le autorità romene per la gestione dell'immigrazione a Roma. Ma la collaborazione nasconde un fallimento, quello delle politiche sociali nella capitale.

Vedendo questa campagna mediatica sull'accordo con Bucarest per il rimpatrio di 1000 rumeni sono tentato a pensare che essa sia uno dei tanti soliti artifizi retorici utili e funzionali al palcoscenico di oggi a Torino per la grande investitura. A titolo di esempio, voglio ricordare quel momento di qualche anno fa in cui era di grande attualità il caso di Radio Vaticana, e sia "Striscia la notizia" sia "le Iene" diedero voce a due genitori di Cesano che avevano una bambina affetta da leucemia.

"La Repubblica" e, di riflesso, i media locali diedero subito grande spazio al nostro sindaco Veltroni, il quale, dalle colonne del quotidiano, fece una nobile e impegnativa promessa ai genitori di Cesano: quella di adoperarsi per risolvere il problema dell'inquinamento elettromagnetico dialogando con Radio Vaticana e con il Governo. Sappiamo bene, però, che fu promessa caduta nel vuoto perchè le antenne della Radio Vaticana sono sempre lì e non sono state trasferite come, forse, il nostro sindaco aveva proposto con missive riservate. Ma tornando al tema di oggi, vogliamo evidenziare quanto l'annuncio fatto ieri alla stampa da Veltroni rischi di essere un grande boomerang per la città di Roma. La suggestiva circostanza, lanciata con grande enfasi sui media, dei poliziotti in arrivo dalla Romania per lavorare con i nostri vigili urbani e del rimpatrio di 1000 lavoratori romeni rischia di incrementare nell'opinione pubblica l'erronea percezione diffusa che il problema della sicurezza dipenda soprattutto dalla presenza dei campi rom e dall'afflusso di stranieri e non, invece, dal fallimento delle politiche sociali perseguite in questi anni dal Campidoglio. Basta leggere le cronache quotidiane, anche di oggi, per rendersi conto che i fenomeni di microcriminalità, di spaccio, di violenze domestiche, di furti nelle gioiellerie non hanno un'impronta etnica come molti potrebbero essere indotti erroneamente a pensare dalle esternazioni delle ultime settimane.

Nulla si dice e poco si è fatto o enfaticamente annunciato riguardo a quei tanti anonimi lavoratori romeni, fermi ad aspettare la mattina all'alba davanti agli smorzi e magazzini per l'edilizia. Vengono fatti salire da qualche caporale su camion e vetture e si eclissano nelle centinaia di cantieri regolari e irregolari di Roma e provincia. Alcuni di loro percepiscono 40 euro per 12 ore di duro lavoro e, a volte, muoiono cadendo da un'impalcatura o diventano invalidi in giovane età, non prima di aver fatto arricchire numerose aziende e privati costruttori della Roma "bene". Su altri versanti, tanti minori romeni, sia ragazze che ragazzi, si prostituiscono, grazie alla grande richiesta del mercato del sesso, in mezzo al quale pagano, sfruttano e "godono" tanti di quegli stessi cittadini italiani (di Roma come di Bologna) che oggi plaudono alla "pulizia etnica di centrosinistra" (termini usati da "Il Manifesto" in relazione ai patti per la sicurezza).

Archivio Giugno 2007