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REAGENTI (?)

di RANX (15/10/2007 - 23:48) |




Consultati dai sindacati, milioni di lavoratori e pensionati hanno votato a stragrande maggioranza accettando la logica della riduzione del danno di fronte alla precarietà istituzionalizzata dalla legge 30 e all'aumento dell'età pensionabile introdotta dagli «scaloni» di Maroni.
E' vero, come dicono in tanti, che in politica i voti si pesano e non si contano. Ma se alla conta dei voti si rivelano vaste e importanti proporzioni di dissenso e di astensionismo, è indubitabile che il voto referendario lascia sul campo vinti e vincitori.
Il partito democratico, i sindacati confederali e la Confindustria appaiono ogni giorno di più come gli unici attori legittimati a discutere e incidere sulla politica di questo paese. Anche se ancora opaca e friabile al suo interno, è una falange di potenza adamantina verso tutto ciò che si muove al di fuori di essa nella politica e nella società.
Il partito democratico, allevato passo passo da tutti i maggiori quotidiani, sostenuto dal sindacato unico confederale, interlocutore privilegiato delle megabanche nate dalle fusioni targate Draghi, forte di migliaia di cooperative rosse e bianche e circondato da una galassia di associazioni sul territorio (Arci, Acli e Legambiente, solo per citarne alcune), rischia di fare il vuoto non tanto al centro dello schieramento, «quadrante» a cui guarda con dichiarato appetito, quanto e soprattutto alla sua sinistra.
La sconfitta sul welfare e le divisioni in consiglio dei ministri, seguito dal trionfo veltroniano, rischiano di precipitare la sinistra politica, sindacale e sociale in una ridotta da cui non uscirà più per i prossimi decenni.
Alla compattezza crescente del Pd, c'è da giurarci, la sinistra parlamentare reagirà nel breve periodo - e già lo sta facendo in questi giorni proprio sul protocollo, sulla legge elettorale e sulla Rai - dividendosi ancora di più, marcando tutti i propri distinguo alla ricerca disperata di una forma di sopravvivenza politica.
E' semplicemente paradossale che questo avvenga non per la voglia di uno strappo o di un balzo in avanti, ma per la semplice richiesta di rispettare il programma elettorale, i confini della coalizione che ha battuto le destre e l'ispirazione di «riformismo radicale» che l'hanno animati.
Oltre al danno si rischia la beffa. Se la consultazione sindacale riguardava il merito dell'accordo, cioè la precarietà e la condizione di giovani e operai, proprio chi ha a cuore la sostanza delle cose non può non riflettere sulla minorità di scorciatoie identitarie. Chi aveva puntato tutte le sue carte sulla «partita sociale» mettendo in ombra le altre - una politica estera di pace, diritti civili, sprechi della politica, difesa dell'ambiente, democrazia partecipata - si trova oggi nell'angolo.
Uscirne non sarà facile. Il tempo dei convegni è alle spalle. E anche federarsi può non bastare più. La manifestazione del 20 ottobre è solo la prima tappa di un percorso più grande. Unire la sinistra all'insegna di parole nuove. Verificare sul campo, con umiltà, la possibilità di una «massa critica» che cambi rapporti di forza così sfavorevoli. Perché l'alternativa è contrapporre al partito unico che e' nato ieri, un caos tanto iridato da essere inconcludente.

LIBERTA'

di RANX (15/10/2007 - 23:39) |

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.
C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
Fabrizio De Andrè

Tag: pensieri,deandre'
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