
Non nasconde la difficoltà, ma anzi l'ammette pubblicamente, arrivando a darne anche una spiegazione. "Quando sono stato, nei giorni seguenti alla tragedia Thyssenkrupp, durante lo sciopero effettuato dai sindacati, alla manifestazione, ebbi a dire, conoscendo bene Torino e gli operai, che si erano richiusi i cancelli delle fabbriche". Per chi si erano chiusi quei cancelli Fausto Bertinotti non lo dice espressamente, ma è chiaro: per la politica e più precisamente per la sinistra. Un cambiamento rispetto al 1968 e al 1969, quando "erano stati aperti nella grande riscossa operaia e studentesca". Poi, tutto serrato negli ultimi 25 anni, con un momento di svolta a perdere nel 1980, anno in cui "è cominciata una storia drammatica per cui le politiche di impresa, le politiche liberiste hanno avuto il sopravvento sui lavoratori che, giustamente, non si sono sentiti protetti, considerati". Cosa ha determinato tutto questo nel sentire operaio, Bertinotti lo dice senza mezzi termini: "non più il noi sindacato, il noi sinistra, il noi alleanza per il cambiamento, ma noi operai dentro la fabbrica e tutto il resto è fuori". Un "isolamento", una "solitudine" che perdurano fino ad oggi, e per cui "anche il voto può prendere maggiormente la forma della protesta". Magari anche verso il segretario del Prc Franco Giordano, nei giorni scorsi accolto non troppo calorosamente dai lavoratori di Mirafiori. Ma è proprio questa la sfida della casa rossa, secondo il suo candidato premier: "la Sinistra Arcobaleno nasce per ricostruire una fiducia e la speranza", afferma da Lamezia Terme parlando con i giornalisti.
Sullo scollamento fra lavoro e rappresentanza politica, onestamente si può dire fra lavoro e sinistra, si discute già da tempo. Riconquistare l'egemonia culturale nel Paese (Gramsci dixit); militanti di Pci, Pdup, Manifesto, Lotta Continua davanti alle fabbriche per intercettare gli operai, per farsi raccontare la vita in catena di montaggio ma anche per prospettare un'alternativa; giovani sessantottini che intessono un legame fra atenei e capannoni industriali: tutto sembra un ricordo sbiadito da cui pure bisogna ripartire per riannodare i fili tra i due mondi, non tralasciando l'autocritica per la stessa mancanza incontestabile che ha portato alla frattura odierna.
Maurizio Zipponi, responsabile Economia e Lavoro del Prc, individua in un momento ben preciso della storia operaia italiana l'inizio del divorzio fra la sinistra e le fabbriche. "Il senso di solitudine che caratterizza il settore del lavoro è il risultato di un lungo processo che ha inizio nel 1980, dalla Fiat e da Torino. Dopo 35 giorni di presidio della fabbrica per impedire i licenziamenti, la Fiat cacciò dall'azienda migliaia di lavoratori con il criterio della discriminazione politica. Un allontanamento che avvenne con la firma delle organizzazioni sindacali", ricorda Zipponi. "I sindacati - prosegue- non riconobbero la sconfitta, tentatarono di nasconderla. Forse, se si voleva ricostruire un rapporto fra lavoro e politica, le rappresentanze dell'occupazione avrebbero dovuto ammettere di aver perso". Ma la storia è andata in un'altra direzione. "Così, dal 1980 ad oggi ha prevalso il solo punto di vista dell'impresa, come testimonia la recente partita sul protocollo del 23 luglio. A dicembre del 2007 il governo Prodi mette in discussione la funzione del parlamento, il quale aveva modificato il documento sul welfare favorendo i lavoratori. Dopo una visita del presidente di Confindustria a Palazzo Chigi, l'esecutivo decide infatti di mettere la fiducia sul testo, di fatto blindandolo e di fatto azzerando il ruolo delle Camere". A tale condizione, secondo il responsabile economico del Prc, c'è un'unica risposta da dare: "bisogna riaprire seriamente il capitolo del conflitto sociale con l'obiettivo di cambiare le condizione di lavoro. Solo in questo modo si potrà rianimare la fiducia nella politica e nel sindacato". Già, conflitto sociale, lo stesso negato da Veltroni. "Pur sapendo che è Berlusconi l'avversario elettorale, non posso non sottolineare come su questo tema il Pd abbia letto troppo Walt Disney: l'equidistanza democratica tra un forte e debole infatti, vuol dire stare automaticamente dalla parte del forte. Noi non proponiamo antiche letture del passato, ma bisogna essere consapevoli di qual è la situazione reale. Bisogna contrapporre alla Confindustria una sinistra di massa e non di testimonianza, in modo da ricucire la ferita fra lavoro e politica".
Ciro Argentino, che in fabbrica ha lavorato, e precisamente alla ThyssenKrupp di Torino, ci spiega cosa si aspetta venga messo in campo, da lavoratore e ora da candidato capolista del PdCi alla Camera. "All'analisi di Bertinotti non c'è niente da aggiungere perché non può che essere condivisa. A questo punto il nostro dovere come sinistra è quello di fare della difesa dei lavoratori l'asse portante di riferimento della nostra azione politica". La sua è una considerazione che scaturisce dai fatti e i fatti parlano, come dice lui stesso, "dell'esistenza, in questo Paese, di una vera e propria guerra che si chiama morti bianche".
Nella prospettiva di chi si interessa dell'occupazione come studioso e analista, lo scollamento fra mondo del lavoro e politica, in particolare di sinistra, non può che avere una molteplicità di cause. Ci spiega il professor Luciano Gallino come "fattori economici, politici e culturali abbiano determinato questo allontanamento", anche se è prevalsa soprattutto una concezione che si è rivelata fatale per tale divorzio: "è l'idea della fine dell'industria, la riflessione sul cosiddetto post industriale: altri paesi producono manufatti e noi viviamo di turismo e finanze". Di fatto la scomparsa del mondo del lavoro, "tornato alla ribalta soltanto in occasione di questa atroce sequenza di incidenti mortali, che hanno dimostrato come gli operai non solo esistano ancora, ma siano anche un elemento portante dell'economica". Sugli anni '80, il professore non ha dubbi: "hanno segnato una svolta perché sono il momento dell'accelerazione della globalizzazione, un' età in cui inizia il ritorno al potere della proprietà delle impresa, l'epoca in cui si supera il compromesso costruitosi precedentemente tra capitale e lavoro, un compromesso che aveva ridotto la quota sul Pil dei profitti e delle rendite. Da allora, si è invece avuta una rivoluzione manageriale a carattere soprattutto finanziario, la quale ha portato molto indietro la quota delle retribuzioni dipendenti sul Pil". Cosa significa tutto questo? "Significa dimenticare che l'economia ‘esce' dalla fabbrica, non è solo su base finanziaria. Proprio questa concezione è ciò che oggi comincia a tracollare, si veda la crisi americana. Quando la finanzia scricchiola, ritorna in primo piano la produzione reale, base della stessa economia finanziaria. E con essa, torna alla ribalta anche il mondo del lavoro in carne e ossa".
Un mondo del lavoro in carne e ossa che Dino Greco conosce bene. Come del resto la sinistra che, ci dice, "nelle sue idee fondamentali è stata sconfitta". Da questa battaglia persa è scaturita una cultura che si è diffusa a macchia d'olio e che ha reso l'impresa "il demiurgo, il soggetto ordinatore dei rapporti sociali, il motore dello sviluppo". Con la conseguenza che "la soggettività operaia passa in subordine". Un oscuramento per cui non solo il mondo ignora i lavoratori, ma questi stessi si ignorano tra loro: "l'isolamento operaio distrugge la solidarietà orizzontale e fa affermare quella verticale: rompendosi la coalizione nel mondo del lavoro, perché non si riesce a guadagnare diritti, l'operaio finisce per chiedere maggiori straordinari all'imprenditore". Muore così la lotta fianco a fianco e si tenta dunque di guadagnare qualcosa attraverso la relazione diretta con il datore di lavoro. Il che però, ammonisce Greco, "non significa un' adesione ideologica all'imprenditore". Il fenomeno è infatti più complesso: "la crisi di identità collettiva e di cultura da parte del lavoratore rende le idee dell'altra classe, quella imprenditoriale, dominanti, e perciò capaci di determinare un desiderio di imitazione". Il lavoratore non potendo mettere in discussione i rapporti esistenti, non solo ci si adegua, ma "cerca anche di essere cooptato da questa sfera che detiene il potere". "Un meccanismo che - secondo lui- spiega perché tanti operai votano Berlusconi". Sulla vicenda di Torino degli anni '80, Greco si smarca dalla lettura diffusa, perché sebbene sia una data importante, gli appare comunque "un effetto e non una causa". Quando si determinò quella sconfitta, è il senso del suo ragionamento, il processo di distacco era già in incubazione da tempo. Al contrario, se gli si chiede una data spartiacque nella storia operaia, indica senza esitazione "la fase della cosiddetta politica dell'Eur". Di questa logica fu fautore nel sindacato Luciano Lama, mentre l'amendolismo gli fu consustanziale nel Pci. "Era l'idea -spiega il sindacalista- che prima di redistribuire bisogna accumulare ricchezze, a qualsiasi prezzo, anche il dissanguamento dei lavoratori". Tale marcia forzata all'accumulazione non ha determinato, come si sperava, "una trasformazione positiva del capitalismo, ma lo ha incancrenito nell'idea che sull'altare della competitività vada immolato tutto, anche la vita, la retribuzione, il tempo dei lavoratori". Oggi la situazione è più o meno simile. "L'impresa è centrale e può fare del lavoro una merce da vendere a prezzo politico, ridotto, perché deve entrare come combustibile nel processo di accumulazione economica".

Posso solamente darvi un consiglio: leggeteveli! Procuratevi in qualche modo i programmi dei due grossi partiti concorrenti, ovvero quello del Partito Democratico e quello del Popolo della Libertà; poi confrontateli; poi fatevela addosso, più o meno come o fatto io. Che paura, gente! Dire che sono simili, beh, ci vuole poco: gli uni hanno dimesso ormai, ed in maniera totale, le finte parvenze sinistrignaccole, mentre gli altri si sono buttati molto a destra.
Possiamo dividere idealmente le parti programmatiche in tre grossi capitoli
- Economia: mettendoci dentro tutto, dal lavoro alle tasse, agli incentivi all'occupazione, alle risorse energetiche, allo sviluppo di grandi opere pubbliche, alle liberalizzazioni etc.
- Servizi sociali/ welfare: famiglia, bebè, scuola, sanità, etc.
- Sicurezza interna ed esterna: magistratura, esercito, forze di polizia, Cpt, missioni all'estero, codici di procedura penale e via cantando. Insomma questo è il capitolo guerra interna/guerra esterna.
Vediamo in breve.
Economia
Partito Democratico
1) Efficienza della Pubblica Amministrazione attraverso la concorrenza delle singole amministrazione e delle performances dei singoli uffici. Premiazione dei Dirigenti sulla base degli obiettivi di riduzione di spesa e di concorrenzialità realizzata negli Enti Pubblici.
Traduzione in Italiano corrente: premiazione dei servilismo più sfrenato. Incentivi e premi monetari su base discrezionale e crollo consequenziale della contrattazione nazionale. Aumento delle risorse precarie esterne.
2) Detrazioni IRPEF dei salari dipendenti, a partire da quelli più bassi
3) Crediti d'imposta per lavoratrici donne con figli a carico.
4) Detassazione del salario di produttività: contrattazione aziendale di secondo livello e lavoro straordinario.
5) Forti sconti d'imposta per le imprese (Ires ed Irap)
In sintesi: amplificazione dei processi di privatizzazione del Pubblico Impiego.
Detrazioni mai in busta sul salario reale, ma legate a dichiarazione forfetarie annuali di reddito a partire da redditi definiti bassi, ovvero bassissimi, in realtà non in grado di coprire né alcun aumento inflativo né la povertà crescente di milioni di redditi normali.
Tutto si concentra nell'incentivare il legame tra salario e produttività d'impresa, con la conseguente distruzione della contrattazione nazionale e favorendo il consolidamento organico tra lavoratori ed imprenditori in un sorta di patto produttivo interamente a vantaggio dei padroni.
Soldi, questi invece reali, alle imprese.
1) Premiazione delle imprese che investono in sicurezza ed regolarizzano lavoratori in nero (soprattutto immigrati). Ancora una volta si premiano, invece che punirli, i padroni che dovrebbero attenersi alle leggi dello stato. Molti pesi e diverse misure.
2) Incentivi fiscali al lavoro delle donne. Sempre e solo incentivi fiscali e mai diritti contrattuali (tempo indeterminato)
3) Salario minimo di disoccupazione legato ad un patto di ricerca del lavoro. Mi immagino i "ricatti" legati all'ottenimento di questo salario minimo e soprattutto il patto sulla ricerca del lavoro, nonché le agenzie para-statali, enti convenzionati (magari di origine sindacale) che trarranno benefici economici da queste attività di sostegno alla ricerca del lavoro.
4) Ambientalismo del fare: un nome un programma. Tav, rigassificatori, inceneritori, un po' di ecologia solare e tanta gioia.
5) Privatizzazione del sistema ferroviario e di autobus regionale e locale.
6) Buoni servizio per diversamente abili: incentivazione del mercato del privato sociale. Da pauraaaa!
7) Agevolazioni (ne hanno avute poche vero eh?) alle aziende che assumono sopra i 50 anni.
8) Allungamento del periodo di prova: non ci posso credere!!! Dopo tempi determinati eterni, interinali, anche l'allungamento del periodo di prova dove i diritti già esigui spariscono come neve al sole.
9) Costruzione di nuovi stadi. Ci mancherebbe altro.
Popolo della Libertà
1) Federalismo fiscale integrale come debito nei confronti della Lega Nord.
2) Detassazione è la parola d'ordine del programma: detassare gli straordinari (quindi incentivarli), detassare la tredicesima (per fare più regali di natale), detassare gli incentivi legati alla produttività.
3) Riduzione Iva settore turismo
4) Versamento Iva solo dopo incasso fattura
5) Abolizione (riforma) studi di settore
6) abolizione progressiva Irap
7) Incentivi alle imprese per controllare la sicurezza sui luoghi di lavoro: le imprese si premiano sempre, ma non si puniscono quando fanno morire o infortunare chicchessia.
8) Flessibilità di ingresso nel mondo del lavoro e ovviamente di uscita come ricetta contro la precarietà: ormai ognuno dice il cazzo che gli pare senza dover dimostrare nulla di ciò che afferma. Sono le parole in libertà (stronzate in libertà)
9) Altra parola d'ordine è:liberalizzare. Tradotto significa privatizzare tutto il possibile e l'inimmaginabile
10) Risparmi nella spesa pubblica: tagli, ancora tagli, di strutture, personale servizi e privatizzazione degli stessi.
11) Ambiente dello strafare: Opere pubbliche a go go dal rinnovato Ponte di Messina al Tav, alla Pedemontana veneto-lombarda, ai rigassificatori, dagli inceneritori alle centrali al carbone pulito e lindo come non si era mai visto, tutto sotto l'insegna della "Grandi Opere". Non si parla di nucleare, come invece ha fatto il Cavaliere in TV. Neanche Veltroni ne parla: che ci faccia anche lui una bella sorpresona?
Welfare
Partito Democratico
1) Sanità: più imprenditorialità, meno intrusione della politica. Ma come si fa soltanto a pensare che la Sanità Pubblica sia una questione imprenditoriale? Pochi punti in programma (riduzione delle liste di attesa secondo un fantomatico programma di "urgenza differibile"; nomine mediche ad opera di famosi saggi regionali, meno intelligenti dei saggi nazionali, ma pur sempre intelligenti e poi vai con la telemedicina per poter far dialogare medici e pazienti da casa) e assai generici: quindi ampio spazio alle iniziative di governo successive, sempre nello spirito imprenditoriale.
2) Scuola: esaltare le capacità manageriali dei dirigenti scolastici (sic!) nella flessibilità di insegnamento, di orario e contrattuali degli insegnati.
3) Più ore di matematica!
4) Almeno l'85% dei ragazzi e delle ragazze con diploma!
5) Scuole belle e aperte anche ai nonni! Dopo aver ristrutturato le fatiscenti aule le scuole saranno aperte giorno e notte ed i ragazzi aiuteranno i nonni ad andare su Internet (proprio così nel programma) e così anche i vegliardi potranno linkarsi ai siti porno senza doversi nascondere nel bavero del cappottone quando vanno al cinema a luci rosse sotto casa. Proprio come negli States: anche da noi la gang di adolescenti.
6) Università: autonomia finanziaria, autogoverno, auto assunzioni, concorrenza, liberismo: aumento tasse, diversificazione tra università di serie a, b, c, d, e, z; sistema classista di accesso e via cantando. Fortuna che molti di loro sono passati attraverso il mitico '68 altrimenti chissà quali altri danni potrebbero fare.
7) Concorrenza tra servizi pubblici nell'erogazione dei servizi come fattore di modernizzazione. E ridaje!
Popolo della Libertà
1) Meno tasse per la famiglia (gli individui in quanto tali non esistono)
a) Abolizione tassa sulle successioni
b) Abolizione ICI
c) Tassazione separate redditi da locazione (evasione incentivata)
d) Una casa per tutti: edilizia a go go con il nuovo Piano per la casa
e) Mutui agevolati per sfigati, ma che convengano ovviamente alle banche
2) Bonus bebè. Riduzione Iva sul latte, alimenti e prodotti per l'infanzia
3) nuovi asili aziendali e sociali (privato sociale)
4) Concorrenza tra servizi sociali erogati (privato sociale olè!)
5) Soldi per la conversione di gestanti che vogliono abortire.
6) Blocco totale di leggi che possano far solo vagamente sospettare che si parli di eutanasia
7) No tax per giovani e, dico io, meno giovani
8) "Bonus locazioni" per aiutare i meno abbienti a pagare affitti esosi. Ancora una volta invece che far diminuire la sproporzione dei soldi di affitto si regalano miserie per farli pagare tutti
9) Sostegno alle Mutue per assistenza privata e pubblica: inizio graduale di privatizzazione dei servizi sanitari essenziali
10) Riforma della legge 180 del 1978 per la reintroduzione dei Manicomi
11) Legge contro le droghe: di nuovo carcere pesante
Scuola
1) Soldi agli insegnanti meritevoli (servi)
2) Trasformazione delle Università in Fondazioni associative (strutture interamente private)
Sud
3) Soldoni per lavori infrastruttrali: porti, ponti, autostrade, TAV. Mafia per tutti
4) Creazione di zone e porti franchi: come se non ve ne fossero già
Guerra esterna/guerra interna
Partito Democratico
1) NATO come migliore dei luoghi possibili dove fare i propri affarucci internazionali
2) Conferma di tutte le missioni estere ed in particolare quella afgana, perché loro ci tengono alla lotta contro il terrorismo internazionale (peccato che abbiano le idee confuse, soprattutto sul terrorismo internazionale).
3) Ingresso sponsorizzato (magari dalla banana Ciquita) e garantita da associazioni locali che si prenderanno magari una tangentina per sopperire a quella sui caporali e dagli enti locali
4) Centri di Identificazione e Garanzia contro i clandestini: CPT
5) Diritto di voto dopo 5 anni di residenza
6) Jus soli per i nuovi nascituri in patria.
7) Più agenti per strada
8) Più controlli ed intercettazioni tecnologiche video-ambientali grazie ai sistemi a banda larga e WI-FI e WIMAX, buttando nella rete controlli privati e pubblici: videocamere, telefonini…
9) Pene certe.
10) Intercettazioni "democratiche"
Popolo della Libertà
1) Poliziotti ovunque e comunque
2) Nuovi CPT oltre a quelli già esistenti
3) Allontanamento di tutti nomadi che non hanno risorse per mantenersi: gli altri in solidi campi di transito
4) Immigrati qui ma solo con contratto di lavoro (conferma Bossi-Fini)
5) Incentivi alle associazioni, alle scuole e agli oratori per la conoscenza della lingua, della cultura e delle leggi italiane da parte degli immigrati. Mi mancavano gli oratori.
6) Costruzione di nuove carceri e ristrutturazione di quelle esistenti
7) Lotta al terrorismo interno ed internazionale, anche attraverso lo stretto controllo dei centri collegati alla predicazione fondamentalista (come Veltroni con l'aggiunta delle moschee).
8) Tutela dell'ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari "disobbedienti" e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell'ordine: attenzione a manifestare, ovunque e comunque.
9) Garanzia della certezza della pena, con la previsione che i condannati con sentenza definitiva scontino effettivamente la pena inflitta ed esclusione degli sconti di pena per i recidivi e per chi abbia commesso reati di particolare gravità e di allarme sociale.
Tranne che per i loro condannati, per tutti gli altri, pene e pena.
Per il resto, come vi avevo detto sopra, siete ancora in tempo per scappare; dove non saprei proprio.
Pietro Stara -Umanita'Nova

I muri parlano chiaro: il punk non è morto. Lo si legge a tutt'oggi in ogni parte del mondo e, a giudicare dal segno lasciato dal movimento, la dichiarazione non sembra mentire. Il fatto che la storia d'una parabola gridata sia finita in teatro può sembrare il frutto di un errore di calcolo immenso da parte del movimento punk: nato in antitesi alla cultura ufficiale, ha finito per conquistarsi al suo interno uno spazio che probabilmente non aveva neanche preso in considerazione. In realtà questo dato conferma l'importanza che il punk ha rivestito e l'enorme influsso che continua ad esercitare sulle nuove generazioni che, lungi da farne roba da museo, sembrano cercarne nuovi utilizzi (il grunge ne è l'ideale prosecuzione e, assieme, un atto d'amore dovuto). Così "God Save the Punk", spettacolo teatrale di M.Odino, C.Giardina e A.Vinci si propone di offrire una panoramica viva e impietosa di quello che il punk rappresenta, con gli attori Nicole de Leo, Fabio Gomiero e Enrico Salimbeni ed un allestimento scenico su tre schermi curato da Sergio Gazzo che proietta lo spettatore negli eccessi senza censure di un intero periodo.
Il punk, come movimento sub-culturale, si sviluppa nel corso degli anni settanta in Inghilterra e negli Stati Uniti. Il significato della parola stessa è un termine inglese che sta ad indicare un qualcosa di scarsa qualità. Una delle peculiarità che contraddistingue tale movimento è l'unicità sotto la quale tutti gli aspetti che esso raccoglie finiscono per ritrovarsi: il punk è, assieme, rifiuto e dichiarazione, è politica, cultura, è musica. E nessuna di queste cose, nel manifestarsi, resta separata dalle altre. Un urlo che, a quasi un decennio dalle contestazioni del '68, rifiutava qualsiasi tipo di ideologia e che portava in sé la consapevolezza di una durata breve e impetuosa, con tutte le contraddizioni del caso che il movimento rappresenta: sintomatico è il fatto che l'apparato visivo del punk nasca in un negozio d'abbigliamento i quali proprietari sono lo scaltro manager Malcolm McLaren (quello che darà vita alla più grande truffa del rock'n'roll, i Sex Pistols) e di sua moglie, la stilista Vivienne Westwood. Nella musica il suo impatto sarà fortissimo: costruito attorno ad una ossessiva ripetizione di pochi e semplici accordi, con assoli praticamente inesistenti ed un rifiuto sistematico per i tecnicismi, il genere punk (che presenta numerose analogie ideologiche con il reggae, unico genere che sembra tollerare) si dichiara ufficialmente fuori dall'albero genealogico musicale fino ad allora tracciato (altra contraddizione: ci rientrerà a pieno titolo segnando un'epoca). Stooges, Sex Pistols, Iggy Pop, New York Dolls, MC5, Ramones, Television danno inizio alle danze. Gente come Lou Reed, Nico, Talking Heads, Patti Smith, Cure e Clash porteranno il genere ai livelli più alti riuscendo a traghettarlo, una volta distrutto dalla sua stessa spinta, verso nuovi lidi (di li a poco nasceranno generi come dark, new wave e più tardi il grunge, tutti debitori nei confronti del punk).
In Italia esempi tangibili di aderenti al movimento sono gruppi come i Gaznevada, gli Skiantos (che si inventano il demenziale nel nostro paese), gli sconosciuti Sorella Maldestra, Hitler SS, Tampax e, su tutti, i CCCP (poi Consorzio Suonatori Indipendenti) che dalle ceneri del genere inventano uno stile unico ed innovativo. Soprattutto una generazione di geniali fumettisti (da Pazienza a Tamburini) che finiscono per incarnare appieno la (non) filosofia punk, sposandone la causa, divenendone vittime consapevoli. Ancora oggi, a distanza di trent'anni, le tracce del movimento sono tangibili (con l'avvento della rete nasce il Cyberpunk, uno dei primi movimenti ad intuirne le enormi potenzialità) e vive. Dimostrando che l'unica leggerezza del punk fu quella di non rendersi conto di quanto quelle ceneri, ostentate agli albori degli anni ottanta, avrebbero continuato ad ardere.
Per info e prenotazioni:
www.teatrovascello.it
A seguito commento molto interessante al post precedente e' consequenziale questo....

Quanti conoscono la parola "Porrajmos"?
Porrajmos nella lingua dei Rom significa "divoramento" e indica la persecuzione e lo sterminio che il Terzo Reich attuò nei loro confronti.
Durante la seconda guerra mondiale vennero uccisi oltre 500.000 zingari, vittime del nazionalsocialismo e dei suoi folli progetti di dominazione razziale. La storia dello sterminio degli zingari è una storia dimenticata e offesa dalla mancanza di attenzione di storici e studiosi: ancora oggi la documentazione risulta frammentaria e la relazione dei fatti lacunosa. Eppure l'argomento dovrebbe suscitare interesse anche solo per il fatto che la persecuzione degli zingari in epoca nazista risulta essere l'unica, ovviamente con quella ebraica, dettata da motivazioni esclusivamente razziali: proprio come gli ebrei, infatti, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto " razza inferiore" destinata, secondo l'aberrante ideologia nazionalsocialista, non alla sudditanza e alla servitú al Terzo Reich, ma alla morte. Ma proprio questo è il nodo centrale del problema. Per molto tempo dopo la guerra, infatti, lo sterminio nazista degli zigani non è stato riconosciuto come razziale ma lo si è considerato conseguenza - in un certo senso anche ovvia - di quelle misure di prevenzione della criminalità che, naturalmente, si acuiscono in tempo di guerra. Una tesi che trova fondamento nella definizione di " asociali" con la quale, almeno nei primi anni del potere hitleriano, gli zingari vengono indicati nei vari ordini e decreti che li riguardano. Come sappiamo, però, la terminologia nazista non è sempre esplicativa dei fatti: in questo caso il termine " asociale" viene usato per indicare coloro che, per diverse ragioni, non sono integrabili o omologabili col nuovo ordine nazionalsocialista.
In realtà, gli zingari furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati, utilizzati per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio(Freda potrai mai perdonarmi...si scherza eh!-n.d.a.-), perché zingari e, secondo l'ideologia nazista, " razza inferiore" , indegna di esistere. Gli zingari erano geneticamente ladri, truffatori, nomadi: la causa della loro pericolosità era nel loro sangue, che precede sempre i comportamenti. (Giovanna Boursier, in Zigeuner, lo sterminio dimenticato, Sinnos editrice)
Il Partito Socialista, sia pure in piccolo, deve prefigurare il soggetto, che drammaticamente è ancora assente dal panorama politico italiano: un grande partito largo e plurale del socialismo europeo ed internazionale..
Per conseguire questo obiettivo ci sono passi obbligati da compiere:
- 1) definirsi senza equivoci un partito della sinistra;
- 2) rifiutare la teoria e la prassi delle due sinistre: la tesi delle due sinistre va bene al PD di Veltroni e alla Sinistra Arcobaleno di Bertinotti. Costruire una sinistra nuova, unita, larga e plurale saldamente ancorata alle correnti maggioritarie del socialismo;
- 3) La rappresentanza del mondo del lavoro deve essere puntuale e costante e prefigurare un superamento del sistema attraverso le vie democratiche e parlamentari, combinate con la pressione della società civile e dei cittadini singoli ed associati. La difesa del potere d'acquisto di salari, stipendi e pensioni è il primo punto, così come la tutela dei lavoratori flessibili. Nella reciproca autonomia il Sindacato dovrà essere un saldo punto di riferimento;
- 4) Laicità integrale, che non riguarda solo i rapporti Stato-Chiesa, ma l'estensione dei diritti civili e di libertà in tutti i suoi aspetti e, quindi, compresa la libertà di ricerca;
- 5) Europeismo, cooperazione internazionale e difesa della pace;
Nella sinistra esistono opinioni ancora diverse sulle missioni militari e sulle alleanze. Punti comuni si possono raggiungere con il rafforzamento democratico delle istituzioni europee, il rafforzamento della dimensione parlamentare delle organizzazioni internazionali quali la NATO e l'OSCE sul modello del Consiglio d'Europa. Blocco dell'estensione della presenza militare NATO verso est, compresi gli scudi spaziali. Blocco della corsa agli armamenti con ripresa dei negoziati sulla riduzione delle armi nucleari e convenzionali. Accordi di cooperazione intercontinentale, in primo luogo con l'America Latina. Iniziative di pace nel M.O. con priorità al conflitto arabo-israeliano. Rispetto dei diritti umani, sindacali e politici, così come della protezione ambientale, come parametro principale di orientamento per le politiche di cooperazione e di investimento all'estero e del commercio internazionale;
- 6) Modelli politici partecipativi a tutti i livelli. Ricambio generazionale e riequilibrio di genere, oltre che nelle istituzione rappresentative in tutti i settori che beneficiano di contributi pubblici.
- 7) Riforma della giustizia con tutela diretta dei cittadini, azioni collettive e popolari, processi rapidi e meno costosi, accesso diretto alla Corte Costituzionale;
- 8) Protezione dell'ambiente, risparmio energetico e sviluppo fonti rinnovabili, tutela qualità dell'aria e delle acque.
I socialisti minacciati nella loro esistenza devono scegliere tra la testimonianza del passato e la scommessa sul futuro. Le forze ci sono, se non vengono impiegate, secondo la migliore tradizione del passato, nelle lotte intestine.
Premessa. La mia tesi è che il Movimento (quello x un altro mondo possibile rispetto alla ciofeca in cui viviamo) oggi ha finito con il collocarsi all'interno degli stessi rapporti di forza dell'Impero occidentale. Non prende posizioni nette rispetto al governo dello Stato, né presenta alla società civile un barlume di altro mondo mentre - fra scandali, precarietà e fallimenti - l'economia capitalistica completa il suo corso.
E cosa dovrebbe fare in tutto ciò il Movimento? Piuttosto che lottare per "contenere i guasti sociali", la cosa opportuna sarebbe di dare il miglior contributo affinché l'Impero possa crollare.
1) Il contesto italiano.
1.1) Il Centrosinistra, come abbiamo rivisto nell'ultima occasione di governo, dispiega il proprio comando mediante la condivisione con una serie di poteri forti: Confindustria, Cgil-Cisl-Uil, Vaticano, sistema bancario-finanziario; fino ad arrivare alle foglie di fico rappresentate dalle Associazioni (quelle che vivono di consulenze, incarichi in comitati-commissioni, finanziamenti per ricerche, ecc.). Si caratterizza quindi per una disponibilità verso le comunità che sono utili alla propria coalizione al fine di gestire il quotidiano.
La società civile è tenuta a distanza di sicurezza, come ad esempio sanno bene vicentini, valsusini, campani, e anche le categorie degli autotrasportatori, metalmeccanici, ecc.
1.2) Il Centrodestra, dal canto suo, si muove a partire dagli interessi personali di Silvio Berlusconi, per poi allargarsi man mano in cerchi a lui concentrici: i suoi amici, gli altri leader, i loro rispettivi clan, i responsabili dei poteri forti, le lobby e i gruppi di ricchi. Si distingue per un'attenzione verso le persone che interessano.
La società civile qui è vista attraverso un cannocchiale planetario.
1.3) Il Vaticano - tanto attento alle espressioni della vita in divenire - perché non comincia in primo luogo a fare un'approfondita pulizia al suo interno, affrontando cioè pubblicamente e ai massimi livelli il tema della violenza sessuale nonché della pedofilia?
E ancora: la religione dà oggi risposte al suo compito naturale di aprire spiragli di sopravvivenza al di là dei confini naturali della nostra finitezza? Non dovrebbe cioè dedicare le proprie energie a combattere l'intelligenza dell'inevitabilità della morte confezionando un'immagine - la più credibile - di continuazione della vita?
1.4) La Confindustria ha cambiato le parole delle cose: non si parla più di capitale ma di mercato. Non usa il primo termine perché ha poco appeal; evidenzia subito la divisione fra chi ha soldi e chi no. La seconda parola, invece, apre al fantasticare di un'opportunità.
Montezemolo quando parla a nome dei lavoratori fa rimanere allibiti; nel frattempo la sua Associazione -come riportato dai giornali - ha deciso di non espellere la Calcestruzzi spa che ha costruito numerose opere italiane con materiali scadenti, a proprio lucro.
1.5) Cgil-Cisl-Uil hanno creato un popolo di ostaggi: i sottoscrittori dei fondi pensione; i quali di fronte alla crisi finanziaria non possono fare nulla. Tutti dovranno aspettare anni per sapere che fine hanno fatto i propri soldi; nell'attesa, l'unica cosa certa è che sarebbe stato meglio tenersi il rendimento del Tfr. A proposito, da 'la Repubblica' del 30/1/08 si viene a sapere che le adesioni sono al di sotto del 30% invece dello sbandierato 40% del bacino potenziale dei lavoratori del settore privato, ma i dati ufficiali - da luglio scorso - non sono ancora stati pubblicati. Le tre OO.SS. sono responsabili di quanto hanno fatto con la loro interessata opera di convincimento e ancor prima sono corresponsabili (con il Governo di centrosinistra) dello sciagurato anticipo di un anno del silenzio-assenso da parte dei lavoratori, rispetto a quanto preventivato dal governo Berlusconi.
2) In the Usa nell'ultimo trimestre 2007 i fallimenti dichiarati sono stati 367.000; i mutui a rischio sono oltre due milioni. Infatti, adesso che i valori degli immobili è diminuito, toccherà alle banche chiedere la rinegoziazione dei mutui; a quel punto non saranno più solo le fasce marginali della società americana a essere colpite ma l'intero ceto medio che taglierà i consumi. Arturo Zampaglione riepiloga su 'la Repubblica' del 31/1/08: "La crisi dei mutui subprime ha scatenato un effetto a catena: prosciugando il credito, facendo crollare i prezzi delle case, aprendo voragini miliardarie nei bilanci delle banche e delle società finanziarie, creando un clima di sfiducia generalizzata". Ed ecco accorrere Bill Gates che partendo all'assalto di Yahoo fa un gigantesco spot planetario a favore dell'economia Usa in piena crisi.
Ma non basta, in Usa c'è dell'altro. Come riportato da 'il Venerdì di Repubblica' del 1/2/08: " A giugno il Pentagono ha ammesso che circa il 40% dei reduci, un terzo dei marines e metà della guardia nazionale, presentano disturbi mentali seri. Tanti non li supereranno...Il mese scorso la Cbs ha presentato i risultati di una sua inchiesta: 6250 veterani si sono tolti la vita nel 2005. Fa 17 morti autoinflitte al giorno."
3) Il Movimento
In Italia - a seguito dell'accelerazione che ha posto fine al governo Prodi - il Movimento dimostra che ha perso il contatto con i fatti. Sembra non avere più un impegno diretto nella vita sociale; traccheggia all'interno di luoghi comuni piuttosto che nei percorsi delle persone. E' accartocciato imponentemente su se stesso. In parte si è rinchiuso in un linguaggio di antica rivoluzione che non è il suo: concetti e parole d'ordine trite e ritrite; fine delle emozioni, delle motivazioni, della freschezza; rimangono le poche bandiere delle certezze assolute; le persone - a cominciare da quelle sottomesse dalla vita e dalla storia - se ne allontanano.
Idee e gruppi, insieme al problema dall'esterno della repressione, sembrano attanagliarsi nell'autoreferenzialità. Bisogna romperla facendo aperture di credito; una forma di offerte di gruppi illuminati in grado di non pensare al proprio particolare ma che scelgono di partecipare alle proposte degli altri indipendentemente dal tema, dalle modalità, dal proprio diretto interesse. Si deve mettere al primo posto la partecipazione al lavoro altrui e lo si dichiara come valore. Non si risolve la situazione se tutti invitano tutti alle proprie iniziative.
Solo mettendosi a disposizione si torna - poco alla volta - a condividere percorsi, pratiche, contenuti; si rompono l'odioso pettegolezzo e la falsa autonomia che diventa sterile autoreferenzialità; si combatte la repressione; si riprendono racconti sociali; si costruiscono mattoni basilari. Altrimenti, ognuno si chiude in se stesso; scatta la paura di perdere anche quel poco che si ha e non ci si mette più in gioco. Alla fine si fa perfino in modo tale da evitare qualsiasi discussione libera, che possa poi portare a fare cose impreviste. L'impressione è che nel Movimento non ci sia più sfera pubblica di argomentazione e confronto; si dispiegano percorsi intoccabili.
Mentre le analisi degli economisti prendono il nome di "12 scalini verso il disastro", dal canto suo il Social Forum Mondiale - visto da lontano - dà più la sensazione d'essere un circo del folklore che altro.
Creare una cultura in grado di negare all'Impero - quando verrà il tempo - una rinnovata parvenza di autorevolezza e che dall'altro lato sia capace di essere come una leva per il mondo; uno strumento capace di alzare il tombino sito sulla nostra testa e lasciare intravedere il bello che c'è sopra. Nell'attuale periodo di crisi, chi guarda verso un altro mondo possibile ha il compito di operare per velocizzare la conclusione della proprietà, del possesso e quindi dell'economia capitalista. Questo è il cuore che ognuno deve contribuire a far vivere.





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