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Archivio Dicembre 2008

GOODYEAR

di RANX (31/12/2008 - 00:22) |




"...and so happy Christmas
for black and for white
for yellow and red ones
let's stop all the fight ..."

Trentasette anni dopo "Happy Christmas (War is Over)" di John Lennon la guerra è tutt'altro che finita. Il mondo è ancora sotto le bombe e nella Striscia di Gaza i raid degli aerei israeliani mietono centinaia di vittime, mentre l'embargo inasprisce le sofferenze e aiuta gli estremisti.
I luoghi sacri di islamici, giudei e cristiani sono per l'ennesimo Natale il teatro del disincanto e della disperazione in diretta tv; la faccia più truce della crisi della nostra civiltà irrompe nei cenoni e nei pranzi sotto l'albero. Le parole "pace" e "dialogo" suonano come fiacche gag di chi la guerra in casa non ce l'ha e affida alle agenzie di stampa il consueto menù di buoni propositi per non ammettere esplicitamente la propria irrilevanza.
L'Occidente, il mondo, assiste all'ennesima tragedia con terrorizzata impotenza.

Quest'anno la disperazione sembra il nulla della Storia Infinita: guadagna terreno intorno a noi. Prima della nuova ondata di guerra, al precipizio delle borse si era già aggiunta la recessione che ora sta cominciando a mostrare i muscoli a suon di licenziamenti di massa e del crollo verticale dei consumi.
Le promesse si sgonfiano e le persone si attaccano la crisi come l'influenza, la diffidenza verso la politica o la paura degli zingari, con l'aiuto dei "media" e degli "esperti".

Il Natale in quanto tale risulta un messaggio dissonante, poco credibile. Speranza e serenità stonano, in questo fosco fine 2008 in cui la crisi regna sovrana.
Un po' come il Papa, che lo stesso giorno chiede "un sussulto di umanità" per fermare la violenza e esprime "preoccupazione per l'aumento di forme di lavoro precario".
Niente meno.

Ma se - come sempre - la crisi la pagano più cara i più poveri, i deboli, gli emarginati peché allora "buona crisi"?
Intanto per la speranza di un "happy new deal" che sembra la strada obbligata di una civiltà che aveva smarrito così tanto la direzione da dimenticarsi di promettere ai figli un futuro migliore del presente, creato dai loro genitori.
Poi la speranza di un "happy new deal" in cui "risorse" torni a significare "risorse", non solo quattrini, alberi da abbattere, terra da traforare e cervelli o braccia da spremere, finché ce n'è.
Infine la certezza che senza un "happy new deal" vero e proprio, prima di diventare tutti poveri ci saremmo comunque intossicati, ammazzati, ammalati, disumanizzati del tutto.

"Don't waste the crisis" dunque: la crisi non va sprecata.
Ma "non chiedere che cosa il tuo paese può fare per te, chiediti invece che cosa puoi fare tu per il tuo paese". L'unica speranza che il New Deal tecnoambientale di Obama arrivi anche da queste parti - e che sia davvero il cambio di passo di cui ha bisogno la nostra civiltà - è che venga messo in pratica da subito in ogni comune, impresa, famiglia.
L'Italia ha bisogno - più di chiunque - di alfabetizzazione tecnologica, tecnica e ambientale. Questo significa lavoro, business e la rivoluzione delle priorità, delle abitudini e degli stili di vita. L'abolizione di ogni pigrizia.

RI-COSTITUENTE

di RANX (31/12/2008 - 00:19) |




Riuscire a rendere "costituzionale" il precariato diffuso è l'ultima trovata di  Confindustria e dintorni: insistere ancora con la flessibilità del lavoro inserendola nella trattativa per la revisione del sistema delle relazioni sindacali, in definitiva ridurre le capacità del lavoratore di essere un interlocutore collettivo e come tale protetto da norme non dettate solo dal datore di lavoro



Un fantasma si aggira per il nostro paese. È la bassa produttività del lavoro, la bassa crescita, inferiore a quella degli altri, il declino economico e quindi sociale e civile. Si scopre che non solo siamo spesso in coda alle classifiche internazionali relative ai vari indicatori, anche a quelli di tipo qualitativi, ma come se non bastasse, tendiamo a scendere in queste classifiche.
Per la verità la questione non è di oggi e molti si sono accorti che questa realtà dura ormai da parecchi anni.
Fatto sta che ora leggiamo in autorevoli documenti che la spesa delle famiglie è bassa e tende a scendere, che la gente fa fatica ad arrivare a fine mese, perché sono basse le corrispondenti entrate, le retribuzioni, le pensioni, ecc.; una analisi di rara acutezza.

Ma ormai la vera questione non è più la constatazione dell'esistenza della crisi. C'è voluto un po' di tempo ma finalmente anche i soloni - che evidentemente stanno altrove - se ne sono accorti.
C'è qualcuno tuttavia - Confindustria e dintorni - che insiste ancora con la flessibilità del lavoro inserendola questa volta nella trattativa per la revisione del sistema delle relazioni sindacali, in definitiva con l'intento di ridurre le capacità del lavoratore di essere un interlocutore collettivo e come tale protetto da norme non dettate solo dal datore di lavoro.
Sull'onda di questo desiderio di Confindustria si muovono in soccorso anche autorevoli, o presunti tali, commentatori ed economisti con una serie di proposte.

In questa nobile gara c'è anche chi chiama in causa la nostra Costituzione. Secondo questi autori l'esistenza di persone con contratto a tempo indeterminato e persone variamente precarie configura uno squilibrio e una offesa a questa Costituzione. La soluzione non starebbe, come sembrerebbe ovvio, nella eliminazione delle condizioni peggiorative ma nella equa distribuzione degli svantaggi: in sostanza incominciamo tutti a lavorare come precari, poi con il tempo si vedrà.....
E questa dovrebbe essere, secondo questi autori, la posizione della sinistra se è vero - come è vero - che la sinistra ha un rispetto non rituale della nostra Costituzione.

Naturalmente si tratta di una ipotesi di cui non solo è dubbia la consiste logica ( l'ineguaglianza apparentemente eliminata con questa partenza precaria equo-distribuita, si ripresenterebbe l'anno successivo...) ma che crea stupore per la capacità di chiamare in causa testi come la nostra Costituzione che, come è noto, recita al'art. 1: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.". E che all'art. 3 ricorda che: "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà, l'eguaglianza dei cittadini, ..." .
Riuscire a rendere "costituzionale" il precariato diffuso è una operazione che non ci sembra possa avere nemmeno il merito dell'arditezza intellettuale. Ci sembra che lo spirito di servizio dovrebbe avere nel decoro culturale un proprio limite e, se questo non è possibile, trovare il modo di evitare di offendere pensando che gli altri siano tutti imbecilli.

Tag: lavoro,diritti,contratto,sindacato,confindustria
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