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di RANX (31/05/2007 - 00:21) |



Il passaggio di Roy Sesana nei corridoi del Senato, tra i parlamentari immersi nelle questioni della politica italiana, ha creato un po’ di sorpresa. Non è del resto cosa di tutti i giorni, anche in una città cosmopolita come Roma, vedere un personaggio come lui. Sguardo tagliente, un sorriso graffiante che ricorda quello di un altro figlio dell’Africa, Nelson Mandela, Roy Sesana è il leader di boscimani del Kalahari (Botswana), il testimone della resistenza di un popolo che rischia di essere sacrificato sull’altare del profitto e della sete delle grandi compagnie diamantifere. Roy parla nella lingua a schiocco del suo popolo e riassume in poche frasi il senso della sua battaglia: «La terra è madre, la terra è vita, nella terra sono sepolti i nostri antenati». «Nessun popolo al mondo - aggiunge l’avvocato Stephen Corry, direttore di Survival, l’associazione che ha adottato la causa dei boscimani - ha mai vissuto così a lungo nella propria terra».

I boscimani abitano le terre dell’Africa meridionale da 20mila anni. Solo uno speciale rapporto con la flora e la fauna ha permesso loro di sopravvivere. Da 200 anni sono vittime della violenza dei coloni bianchi e delle tribù Bantu. Solo alcune migliaia di membri delle tribù Gana e Gwi sono scampati al genocidio. Nel 1961 venne istituito il Central Kalahari Game Reserve, la più estesa riserva dell’Africa (52mila kmq), allo scopo di «tutelare» i 3-5000 boscimani Gana e Gwi che vi vivevano. Il proposito era quello di lasciare intatta la loro cultura, unica soprattutto per lo spiccato senso musicale di molti nativi. Ma i guai, iniziarono con la scoperta dei diamanti. A partire dal 1997 i boscimani hanno subito deportazioni in veri e propri campi di concentramento, violenze e stupri. I pozzi sono stati cementati, le riserve d’acqua disperse nella sabbia, la caccia è stata vietata. I boscimani, come gli indiani d’America, sono stati confinati in ghetti dove alcolismo e Aids hanno creato le condizioni per la «soluzione finale», cioè l’annientamento del popolo più antico del pianeta. Fin dal 1991 Roy Sesana, boscimane Gana (il vero nome nelle lingua locale è Tobee teori), all’incirca sessantacinquenne, ha assunto la guida del Fpk (First People of the Kalahari) che si batte per i diritti dei popoli nativi. Incarcerato e torturato più volte ha iniziato nel 2006 una battaglia legale contro il governo del Botswana. Il 13 dicembre 2006, dopo 134 giorni di udienza, e 19mila pagine di verbali, l’Alta Corte del Botswana, ha pronunciato una storica sentenza. Gli sfratti sono stati dichiarati «illegali» ed è stato riconosciuto il diritto dei boscimani a vivere nella terra dei loro avi. Ma i problemi non sono finiti. Come hanno spiegato ieri Roy e l’avvocato Corry solo i 200 attori della causa sono stati autorizzati a tornare nella riserva con le loro capre. Senza il bestiame i boscimani non possono sopravvivere nelle aspre terre del Ckgr. Neppure il conferimento a Sesana del Right Livelihood Award (il Nobel alternativo) avvenuto nel 2005 ha fermato la repressione e, nel 2005, altri militanti del Fpk sono stati arrestati e torturati.

«Ci hanno deportato caricandoci sui camion - ha detto ieri Roy - ora ci negano ogni aiuto per tornare». La De Beers, che firma una parte consistente dei diamanti del pianeta, ha nel frattempo concluso lo sfruttamento di una miniera nella riserva, ma le ricerche di altri siti proseguono e non è solo la sete della multinazionali a minacciare i boscimani, ma anche il razzismo di un parte dei neri e dei bianchi del Botswana. E, mentre i boscimani rischiano di sparire il presidente del paese africano, Mogae, viene regolarmente ricevuto a Londra e nelle capitali dell’Occidente. L’associazione Survival ha appunto adottato la loro causa attuando anche clamorose iniziative. Quando la De Beers ha aperto il primo negozio a Londra le gigantografie pubblicitarie con la modella Iman sono state coperte con manifesti con la scritta: «I boscimani non sono per sempre». Ora Survival si batte affinché venga ratificata la Convenzione Ilo 169 sui popoli indigeni e tribali. Solo quattro paesi europei l’hanno fatto. Survival ha diffuso ieri una lettera del presidente Zapatero che annuncia la ratifica da parte della Spagna (poi effettuata). In Italia l’associazione ha inviato una lettera a D’Alema. In Senato l’iniziativa è stata presa dal senatore Francesco Martone (Verdi).

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