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Tag sinistra

SENZA PROTEZIONE

di RANX (24/05/2009 - 11:51) |




"Gli operai che sentivano di avere una doppia protezione dal sistema politico e dal sindacato, e che in cambio indirizzavano il voto verso sinistra, adesso si sentono soli. E seguono la loro pancia, il vento. Subiscono al pari di tutti, l'offensiva conservatrice che è in atto in tutto l'Occidente. Votano secondo l'utilità presunta che va rispettata. Senza più fiducia nel sindacato e nel partito, nella desertificazione della democrazia, scelgono come interlocutori chi governa, l'unico che a loro pare conta qualcosa". Lo afferma Fausto Bertinotti in un'intervista su Panorama in edicola da venerdì 22 maggio, nella quale l'ex leader di Rifondazione fornisce la sua interpretazione al dato di un recente sondaggio che indica fra gli operai una propensione di voto a favore del Pdl quasi doppia rispetto a quella a favore del Pd.

Tra gli altri motivi che ora spingono a destra il voto operaio, Bertinotti indica i governi Prodi e la televisione: "Non c'è dubbio: i governi Prodi sono stati fallimentari. La sinistra, non solo in Italia, si era proposta come più capace della destra di sanare i guasti della globalizzazione. Questa promessa è stata tradita: non c'è stata redistribuzione della ricchezza, né delle posizioni sociali".

E quanto alla tv, osserva Bertinotti: "Mentre la tv commerciale imponeva anche in Rai modelli come 'Il grande fratello' e i concorsi con premi in denaro dove il messaggio è "la mia vittoria coincide con la tua sconfitta", ossia quanto di più devastante possa esistere per l'idea solidarista, i dirigenti della sinistra pensavano sopratutto a cronometrare i tempi concessi a loro nei vari telegiornali per confrontarli con quelli degli altri. Convinti che la vera questione fosse questa".

RED-Aprile on Line

PERBENISMO SINISTRO

di RANX (12/04/2009 - 10:37) |



Credo che un evidente problema della attuale Sinistra sia il dover essere a tutti i costi "perbene".

chi vi partecipa, se vuol dire la sua, deve fare in modo che questa opinione soddisfi  una serie di paradigmi altrimenti viene "scomunicato".
Si , il termine giusto è proprio scomunicato.

Siamo cioè nella condizione di una "religione Sinistra" a cui conformarsi. Una continua serie di esami  burocratici  a cui sottoporsi.

Dato questo ambito culturale ed i cambiamenti avvenuti nel mondo rispetto al formarsi delle maggiori correnti politiche progressiste(socialismo,comunismo,ecologismo) risulta facilmente comprensibile perchè la Sinistra abbia serie difficoltà a sentire il polso del Paese.

Ed alla fine il mancato rinnovamento produca un cedimento  della diga identitaria  laddove i poteri forti premono con maggiore insistenza.

è una grave perdita non solo di idee ma anche di menti..
perchè molti menti, soprattutto quella dei giovani brillanti e meno convenzionali, vengono bloccate nella loro adesione.
vengono allontanate perchè non "di SInistra" (che sarebbe da leggersi non conformi alla cristallizzazione delle idee novecentesche).

una riscoperta della pluralità, della tolleranza di idee è necessaria.

se le Destre tendono infatti ad essere "razziste" su canoni sociali (etnia, genere, ceto/classe, CONDIZIONE ECONOMICA)
la Sinistra  presenta un forte razzismo in campo politico . verso quelle idee non considerate "pure"  (ma che spesso, oltre lo strato superficiale, sono decisamente più a Sinistra delle vecchie convenzioni).

è come se fossimo simili a coloro che sentono la "nobiltà" come un fatto di casato invece che come una capacità dell'individuo.

tratto da:
http://presidentblog.splinder.com/

ULTIME CHIAMATE

di RANX (27/09/2008 - 15:17) |





Le possibilità di resistere a quest'offensiva "fascistoide"  trincerandoci dietro le vecchie e rassicuranti certezze, sventolando le antiche e lise bandiere, sono pari a zero. Dobbiamo saperlo. Dobbiamo dirlo forte e chiaro.
Occorre mettere in campo, qui e ora, subito, una nuova soggettività sociale, politica e culturale, capace di interpretare e veicolare gli innumerevoli conflitti che si agitano sullo sfondo di una società che tutto è tranne che pacificata.
E' urgente l'avvio di un processo partecipativo quanto più largo e quanto più democratico possibile, il solo capace di restituire senso all'impegno politico della nostra gente, fiducia nella politica al nostro stesso popolo, speranza a chi la ha persa, o la perderà presto se qualcosa di nuovo non arriverà a ridargliela.
Dovremo contrastare ovunque un attacco ai diritti civili e sociali, alle libertà di tutte e tutti, alle condizioni di vita dei lavoratori tutti di portata storica.
Ma dovremo con altrettanta urgenza ribaltare l'egemonia culturale che la destra ha conquistato negli ultimi quindici anni. Senza scalzare quel sistema di valori diffuso che la destra ha imposto non riusciremo neppure a conquistare un palmo di terreno sul piano dei conflitti materiale.
Fino a che le nostre parole e i nostri valori - giustizia, antiautoritarismo, rifiuto delle gerarchie, diritti - saranno messe in scacco da una cultura diffusa che le nega e le disprezza, non riusciremo a strappare neppure un accordo sindacale vincente, o a concludere con successo una lotta.
Con questa realtà dobbiamo fare i conti, sapendo che non si tratta di un eclisse o di una nuvola scura ma che stavolta si tratta di ricominciare, nel senso più pieno e complessivo del termine.
E' questo il terreno che ci aspetta, questi gli obiettivi che dobbiamo darci.
 Essere meno ambiziosi stavolta non è proprio possibile.
Perché abbassare il tiro anche di un millimetro significherebbe non sacrificare qualche particolare, ma darsi definitivamente per vinti.
Non possiamo farlo.

Tag: sinistra,diritti,opposizione,dittatura

......CHI E'??

di RANX (24/09/2008 - 22:52) |

Umanita'Nova

Pochi in Italia conoscono il poeta e romanziere tedesco Georg Weerth, in amicizia con Engels, Marx e Lassalle. Dalla sua penna nacque il Signor Preiss, protagonista degli Schizzi umoristici dalla vita dei commercianti: un personaggio senza scrupoli pronto ad adeguarsi a ogni circostanza pur di fare affari.
Oggi, sono molti i Signor Preiss che s'incontrano al mercato della politica; compresi quelli che si accreditano come oppositori del potere dominante e da questo sono riconosciuti come tali.
Il caso più clamoroso, anche se certo non l'unico, è rappresentato dall'area politica degli ex-disobbedienti, i cui più recenti contorsionismi sono già stati considerati in un articolo su Umanità Nova dello scorso 27 aprile, in cui veniva criticamente commentata un'intervista al loro eterno portavoce Luca Casarini che, con la benedizione dello sindaco-filosofo Cacciari, auspicava la nascita di "una Lega di sinistra" come alternativa allo sfacelo elettorale "della sinistra ideologica alla Bertinotti" (si veda «Il Gazzettino» del 17.04.08 ).
Auspicare l'invenzione di una "cosa di destra" orientata a sinistra sarebbe già di per se un controsenso; ma, evidentemente, per Casarini & c. nel leghismo padano o venetista c'è, aldilà delle ricorrenti accuse di razzismo, comunque qualcosa da recuperare ed imitare. Della serie: rifiuti riciclabili.
Chiunque conosce un po' le origini e la matrice culturale della Lega Nord avrebbe a riguardo molto da obiettare; ma comunque nel discorso di Casarini rimaneva implicito il suo schieramento, seppur impietoso, a fianco della sinistra parlamentare.
Cosa peraltro confermata dal fatto che, appena due anni prima, i disobbedienti (allora Senza Volto), per partecipare alle primarie del centrosinistra, avevano sottoscritto il programma dell'Unione fatto proprio dal governo Prodi.
Dal lancio dell'idea della "Lega di sinistra" sono trascorsi appena tre mesi e già scopriamo che i disobbedienti hanno di nuovo cambiato abito, con rapidità scenica petroliniana.
Su «Il Manifesto» del 10 agosto, in un articolo della fidata Orsola Casagrande, scopriamo che adesso i "centri sociali del Nordest" (definizione ripescata per non riesumare quelle ormai demodé di disobbedienti o quella sepolta di tute bianche) si dichiarano per bocca di Casarini "marxisti non di sinistra".
Chi conserva un po' di memoria ricorda che solo pochi anni fa, gli stessi soggetti entrando organicamente nel partito dei Verdi, rifiutavano con una certa supponenza di avere a che fare qualcosa non solo con il comunismo e l'anarchismo, ma neanche con l'operaismo cresciuto proprio tra Mestre e Padova, tra l'assemblea autonoma di Marghera e Radio Sherwood.
Ora, passata la moda neozapatista, recuperano la definizione di marxisti, ma rigettando il loro essere "di sinistra"; pur se non ci dicono se d'ora in poi dobbiamo collocarli a destra o al centro, forse nel tentativo di cavalcare l'antipolitica amplificata da Grillo.
Riteniamo che Marx, se fosse possibile interpellarlo in merito, ribadirebbe ancor più convintamente "Io non sono marxista"; basti dire che, dal medesimo articolo, apprendiamo che, proprio come qualsiasi altro padroncino o azienda commerciale del Nordest, pure i gli ex-disobbedienti rivendicano di aver "sempre fatto battaglia per non pagare le tasse che lo Stato impone a chiunque apra un'attività, strozzandolo".
Praticamente, un elogio della libera impresa e dell'evasione fiscale del tutto analogo a quelli che caratterizzano proprio i discorsi leghisti e liberisti; d'altra parte Spa è anche l'acronimo di Spazi Pubblici Autogestiti.
Ma quello che appare davvero inquietante è lo spettacolo offerto da tale trasformismo, davanti alla perdita di identità e prospettive di quanti si sono riconosciuti nella sinistra antagonista.
Non solo perché la guerriglia semantica diventa maschera dell'opportunismo; ma anche perché questa logica conduce ad ulteriori quanto imponderabili cortocircuiti.
Ne è riprova il fatto che di recente sul centro sociale Rivolta di Marghera si sono viste sventolare le bandiere col Leone di S.Marco, già simbolo della Serenissima Repubblica di Venezia. Gli ex-disobbedienti hanno provocatoriamente usato i vessilli rossodorati contro l'infame campagna leghista nei confronti dei "campi nomadi" e poi ci si sono affezionati. Peccato che proprio la Serenissima Repubblica di Venezia, nel 1558, emise un famigerato bando contro i Gitani che autorizzava chiunque ad ammazzarli e prometteva dieci ducati a chi ne avrebbe consegnato uno vivo alle autorità.
Ogni tanto la storia si vendica di chi se ne prende gioco.

K.A.S.

- Piccolo glossario con alcune delle definizioni utilizzate nell'ultimo decennio dalla post-autonomia veneta: Melting dei centri sociali del nordest, Autonomi padani, Indiani padani, Tribù ribelli del nordest, Tute bianche in movimento, Disobbedienti, New global, Invisibili, Senza volto, Resistenti, Pirati di global beach…

CONTROPOTERE PRATICABILE

di RANX (31/07/2008 - 00:49) |

E' bene ragionare di politica con un coinvolgimento anche emotivo, perché la politica senza l'anima è una cosa fredda ed inutile; ma occorre tuttavia mantenere la mente fredda, ed evitare che i sentimentalismi prevalgano sulla ragione, per difficile e doloroso che sia.

Metto "i piedi nel piatto", come si usa dire: io considero esaurita per sempre la fase dei "partiti della sinistra" come li abbiamo avuti e vissuti noi che abbiamo oggi dai quarant'anni in su (non importa quanto in su). Io credo (come mi è capitato di dire più volte, in questi giorni) che il bisogno di sinistra deve ormai trovare forme diverse di rappresentanza: diverse dai contenitori che abbiamo conosciuto, perché in un mondo totalmente cambiato nulla può rimanere pervicacemente inchiodato a com'era. Né bastano le buone intenzioni ed i nobili motivi, che nutrono gran parte di coloro che di questi temi si fanno carico, a poter tenere in vita (se non per breve tempo, e con effetti nulli sulla realtà del divenire socio-economico) le forme del passato. In un'epoca di transizione quale quella che viviamo, caratterizzata da un altissimo tasso di accelerazione (che è più importante ancora della velocità, poiché alta accelerazione vuol dire velocità sempre maggiore, cambiamenti sempre più rapidi), gli organismi o trovano il modo di "evolvere" o muoiono per sempre: vale per gli organismi di ogni tipo, non solo quelli biologici. Ciò vuol dire, secondo me, una cosa semplicissima a dirsi ma di una gigantesca difficoltà a farsi: per conservare la vita, bisogna cambiare la forma e le caratteristiche, come appunto le teorie evolutive ci hanno insegnato. E quindi: per tenere in vita le idee della sinistra - ciò che io considero assolutamente vitale, indispensabile, unica alternativa alla barbarie generale - occorre che queste siano rappresentate in modo nuovo, diverso da quello delle fasi storiche precedenti. Non è facile dire come, ma sono certo che è così: il "come" rappresenta il campo di ricerca su cui già non pochi si sono incamminati.

Questo non è stato capito dai vari soggetti, ciò che ne resta, della sinistra novecentesca (non solo dai loro ceti dirigenti, ma anche dalla base), che si attardano in forme vetuste e che io considero ormai antistoriche: vale per SD e Verdi (che forse - specialmente i primi - nutrono ambizioni troppo sperequate rispetto alla "massa" reale di cui dispongono); e vale, forse ancora di più, per i soggetti più fortemente "identitari", quali il PdCI ed il Prc di Ferrero, come esce da Chianciano.

Una considerazione è forse utile, poiché si sentono aleggiare qua e là previsioni assolutamente di fantasia: guai a coltivare (come è stato fatto spesso, nella storia della sinistra) ipotesi "crolliste". E' vero che il capitalismo attraversa difficoltà grossissime, ma è ben lungi dall'essere in pericolo di vita. Mena colpi, ma non sono quelli della bestia morente. D'altra parte c'è un fatto, che può sembrare clamoroso e scandaloso a dirsi da chi si proclama di sinistra ed antiliberista, ma che riflette l'assoluta realtà: oggi il crollo del sistema capitalistico significherebbe null'altro che la distruzione totale, poiché non esistono alternative già praticabili. Ma è proprio per questo che non avverrà: ha ragione Giorgio Ruffolo, nel dire che "Il capitalismo ha i secoli contati". Ed è ugualmente per questo che le disuguaglianze e le sofferenze, nel mondo, forse addirittura aumenteranno: così accade quando il potere non ha limiti ai quali sia costretto ad attenersi, come abbiamo visto negli ultimi vent'anni. Bisogna costruirlo, un contropotere praticabile. E questo non può avvenire "in un paese solo", per riprendere una frase che appartiene alla nostra storia.

Un compito immane, che va compiuto guardando in avanti e non all'indietro. Se davvero vogliamo mantenere in vita le istanze di un mondo più giusto, più equo, più....tutto (più "di sinistra", diciamo pure), dobbiamo conservare sì le nostre idee ed approfondirle, conquistando nuovi metodi di analisi e cercando di capire sempre più e sempre meglio il mondo che ci circonda, ma senza illudersi che ricette applicate in situazioni diverse - sia storicamente, che socialmente, che economicamente, che geograficamente - possano valere ancora oggi: ché andremmo incontro al destino dei dinosauri.

C'è da spaurirsi, di fronte all'enormità del compito, tanto superiore alle possibilità ed alle energie dei singoli: ed è per questo che occorre cercare di stare il più possibile insieme ad altri, in questa ricerca. Apportando ciascuno le proprie capacità, esperienze e conoscenze, ma senza che nessuno presuma di essere "più uguale" degli altri, pur nell'ovvia differenziazione delle caratteristiche individuali. Un esercizio di umiltà che farà bene soprattutto a chi sarà capace di praticarlo.

IL TERZO INCOMODO

di RANX (06/07/2008 - 11:30) |




      



Ci vorrebbe una terza opposizione. Un'opposizione capace di rendere chiaro il rapporto che c'è fra i temi di una democrazia colpita nel principio dell'eguaglianza di fronte alla legge, le condizioni sociali, le risposte alla crisi economica. Un'opposizione radicale nella difesa dei ceti più deboli, creativa nell'elaborazione delle proposte, capace di far sue le istanze garantiste e democratiche, originale nella sua elaborazione culturale. E magari oggi anche più audace visto che la sconfitta elettorale ha reso inutili equilibrismi e compromessi, mentre la profondità della crisi economica e sociale ha confermato molte delle analisi che alcune di queste forze hanno fatto.
Questa terza opposizione oggi è muta. Estromessa dal Parlamento per il momento ha cessato di far sentire la sua voce nel paese. In molti pensano che essa sia oramai superata. Altri la ritengono impossibile. Altri assistono attoniti al "cupio dissolvi" che caratterizza questa fase postelettorale. Altri ci sperano ancora, come in un miracolo. Ma la sua assenza si sente. Sicuramente oggi sarebbe necessaria.

Tag: sinistra,opposizione,diritti,uguaglianza

CARO LUIGI...

di RANX (18/05/2008 - 11:10) |


USCITO IL 25 APRILE 2003 DIMOSTRA,SE MAI CE NE FOSSE BISOGNO, ANCHE A CHI NON LO HA MAI SEGUITO, QUANTO  LUCIDO E CAPACE DI VEDERE LONTANO FOSSE IL SUO PENSIERO.....


La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa,(...)è fuori scena.Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno.
Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall'89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall'altra parte. Con qualche sfumatura. Vogliono tornare al governo senza alcuna probabilità e pensano che questo dipenda dalle relazioni con i gruppi dominanti e con l'opinione maggioritaria moderata e di destra. Considerano il loro terzo di elettorato un intralcio più che l'unica risorsa disponibile.
Si sono gettati alle spalle la guerra con un voto parlamentare consensuale. Non la guerra irachena ma la guerra americana preventiva e permanente. Si fanno dell'Onu un riparo formale e non vedono lo scenario che si è aperto. Ciò vale anche per lo scenario italiano, dove il confronto è solo propagandistico. Non sono mille voci e una sola anima come dice un manifesto, l'anima non c'è da tempo e ora non c'è la faccia e una fisionomia politica credibile.
È una constatazione non una polemica.
Noi facciamo molto affidamento sui movimenti dove una presenza e uno spirito della sinistra si manifestano. Ma non sono anche su scala internazionale una potenza adeguata. Le nostre idee, i nostri comportamenti, le nostre parole, sono retrodatate rispetto alla dinamica delle cose, rispetto all'attualità e alle prospettive.
Non ci vuole una svolta ma un rivolgimento. Molto profondo. C'è un'umanità divisa in due, al di sopra o al di sotto delle istituzioni, divisa in due parti inconciliabili nel modo di sentire e di essere ma non ancora di agire. Niente di manicheo ma bisogna segnare un altro confine e stabilire una estraneità riguardo all'altra parte. Destra e sinistra sono formule superficiali e svanite che non segnano questo confine. Anche la pace e la convivenza civile, nostre bandiere, non possono essere un'opzione tra le altre, ma un principio assoluto che implica una concezione del mondo e dell'esistenza quotidiana. Non una bandiera e un'idealità ma una pratica di vita. Se la parte di umanità oggi dominante tornasse allo stato di natura con tutte le sue protesi moderne farebbe dell'uccisione e della soggezione di sé e dell'altro la regola e la leva della storia. Noi dobbiamo abolire ogni contiguità con questo versante inconciliabile.
...Una internazionale, un'altra parola antica che andrebbe anch'essa abolita ma a cui siamo affezionati. Non un'organizzazione formale ma una miriade di donne e uomini di cui non ha importanza la nazionalità, la razza, la fede, la formazione politica, religiosa. Individui ma non atomi, che si incontrano e riconoscono quasi d'istinto ed entrano in consonanza con naturalezza. Nel nostro microcosmo ci chiamavamo compagni con questa spontaneità ma in un giro circoscritto e geloso. Ora è un'area senza confini. Non deve vincere domani ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un'era che ce ne sta privando in forme mai viste.

LUIGI PINTOR


Luigi Pintor
fondatore del manifesto
è morto sabato 17 maggio 2003 a Roma

                                                                                                                      
.....e questo fu l'editoriale del "il manifesto" - 28 Aprile 1971

....C'è chi ama la società in cui viviamo perché è al decimo posto nella produzione industriale mondiale. Per noi, è una società impastata di sfruttamento e di diseguaglianza, di cui sono vittime milioni di operai di fabbrica, le popolazioni meridionali prive di speranza, le giovani generazioni senza avvenire. C'è chi giudica democratico lo stato che abbiamo, solo perché non è fascista e non ha cancellato le libertà formali. Per noi, è uno stato fondato su leggi e strutture repressive dove polizia e istituzioni, scuola e cultura ufficiale, forze politiche e maggioranze al potere, sono modellate per colpire o ingannare gli sfruttati e gli esclusi. O ancora c'è chi vive a suo agio nel mondo contemporaneo, giudicandolo passabilmente pacifico. Per noi è invece un mondo odiosamente segnato dal genocidio imperialista, che solo un rilancio del processo rivoluzionario mondiale può mutare(...)
E' aperta nel nostro paese una partita dal cui esito può dipendere la sorte del movimento operaio per un intero periodo storico. Se non fosse questa la nostra convinzione, non ci saremmo impegnati in un lavoro e in una lotta che hanno per scopo ultimo la formazione di una nuova forza politica unitaria della sinistra di classe. E non faremmo, ora, questo giornale.
Tutti ci accorgiamo, ogni giorno, di nuovi pericoli incombenti, di cui la ripresa del teppismo fascista è solo un sintomo. Padroni e governo(....) moltiplicano gli sforzi per chiudere in gabbia il movimento delle masse, intrecciando repressione ed elemosine. L'imperialismo americano regola il nostro destino, secondo le leggi della divisione del mondo in sfere di influenza. Il quadro europeo che ci sta attorno è oscurato, come mai nel dopoguerra(....) E sulle grandi organizzazioni del movimento operaio pesa l'antica illusione del riformismo....In questa situazione, noi pensiamo che l'orientamento delle grandi organizzazioni politiche e sindacali della classe operaia, e per un altro verso i limiti e le divisioni dei gruppi della sinistra, non ridanno la forza necessaria a una prospettiva socialista, e neppure lasciano sperare in un esito vittorioso dello scontro in atto. Siamo convinti che c'è bisogno e urgenza di una forza rivoluzionaria rinnovata, di un nuovo schieramento, di una nuova unità della sinistra di classe, di un nuovo orientamento strategico complessivo. Pensiamo che solo per questa via sarà possibile mettere a frutto il patrimonio che le esperienze del passato e del presente hanno accumulato...Ma se questo giornale potrà favorire e accelerare un tale lavoro, offrire uno strumento di conoscenza, di intervento, di mobilitazione, segnare una presenza e stabilire un punto fermo già in questa fase cruciale dello scontro di classe, allora la sua ragione d'essere e la sua verità saranno chiare.
Questo è tutto. Ed è qualcosa che appare a noi così essenziale che nessun limite, nessun ostacolo e nessun rischio ci è sembrato proibitivo. Perciò usciamo con solo quattro pagine, senza null'altro che un notiziario politico, senza abbellimenti o manipolazioni, nella persuasione che uno sforzo di semplicità e di chiarezza può valere più di tutto il resto. Perciò usciamo senza altro denaro che quello che ci è venuto e ci verrà dai compagni e dai lettori, dai quali interamente dipende la vita o la morte di questa impresa. Perciò ci accontentiamo di forze limitate e inesperte, ma fino in fondo disinteressate e impegnate, scontando difetti e lacune certe. In fin dei conti, non ci affidiamo ad altro che a un lavoro collettivo: a una passione militante: a ciò che molti chiamano utopia estremismo e noi fiducia nelle masse e tranquilla coscienza: al sostegno di chiunque riconoscerà in queste pagine un impegno comunista e questo impegno vorrà condividere.

Tag sinistra